A chi non ha paura del dialogo. E ama il confronto! … di Don Gabriele Mangiarotti

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A volte vale la pena riflettere sulla libertà di espressione, che, in certi contesti, sembra un optional che si può tranquillamente negare a coloro che hanno posizioni ideali differenti, anche se le esprimono con rispetto e motivazioni.

Non solo, ma nel dibattere da parte di certi personaggi che si ritengono più «democratici» degli altri, il tono cade spesso nel compatimento, quando non nell’offesa.

Così, in occasione di un tema che dovrebbe sollecitare ogni cittadino a riflettere e dialogare, suggerendo ragioni ed esprimendo giudizi motivati, si giunge a pensare che solo la cittadinanza consentirebbe diritto di parola, quel diritto che, ad ogni buon conto, si riserva solo e comunque a chi è allineato, da qualunque luogo provenga. Personalmente sono contrario ad ogni settarismo «geografico», per quel principio che, detto in termini teologici, afferma «omne verum, a quocumque dicatur, a Spiritu Sancto est» (che tradotto significa rallegrarsi ed esultare per tutti i frammenti di verità, perché aiutano a camminare e costruire ciò che edifica la convivenza). La storia del pensiero scientifico rammenta proprio questa universalità del sapere e bontà del confronto, superando steccati nazionalistici e interessi di parte. E non vorrei citare ancora una volta quanto Marcuse scriveva anni fa: «Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non-libertà prevale nella civiltà industriale avanzata, segno di progresso tecnico. […] L’indipendenza del pensiero, l’autonomia e il diritto alla opposizione politica sono private della loro fondamentale funzione critica in una società che pare sempre meglio capace di soddisfare i bisogni degli individui grazie al modo in cui è organizzata. Una simile società può richiedere a buon diritto che i suoi principi e le sue istituzioni siano accettati come sono, e ridurre l’opposizione al compito di discutere e promuovere condotte alternative entro lo status quo».

In questi giorni, in un interessante incontro a San Marino, proposto dalla Associazione «Accoglienza della Vita», l’avv. Gianfranco Amato, parlando del tema fissato, ha avuto modo di presentarci questo straordinario pensiero di Cicerone, a proposito di quella che noi cristiani chiamiamo «legge naturale». E questo pensiero è di un autore prima di Cristo, e così vediamo come il cristianesimo abbia salvato per l’umanità le conquiste più alte della ragione umana.

Afferma Cicerone: «A questa legge (naturale – inscritta nel cuore dell’uomo) non è lecito opporne altre, né è lecito derogarla in alcuna parte, né abrogarla del tutto; e non c’è né popolo né Senato che possa sopprimerla. Essa non ha bisogno di un commentatore o di un interprete esperto come Sesto Elio per essere compresa, e non sarà in un modo a Roma e in un altro ad Atene, in un modo oggi e in un altro domani, ma come legge unica, sempiterna e immutevole, terrà a freno tutte le nazioni in tutti i tempi, poiché uno solo è il Dio, maestro e re comune a tutti i popoli: ed è lui l’inventore di questa legge, lui il commentatore, lui il promulgatore. Chi non ubbidisce ai suoi comandi vien meno a se stesso e rinnega la propria natura d’uomo pagandone amaramente il fio, anche se riesce a sfuggire ai supplizi degli uomini».

Penso che ricordare questo chiaro giudizio, proprio in un momento «elettorale», serva a chiedere a coloro che ci rappresenteranno e vorranno essere al nostro servizio (quello che si chiama «Bene comune», non «interesse di parte») di impegnarsi perché le leggi siano sempre più corrispondenti all’autentico interesse dell’uomo, di ogni uomo, salvaguardando in questo modo i diritti di tutti, soprattutto dei più deboli. Come dire, ricordando il tema della bella serata: «Non siamo al mondo per dare la morte». E la difesa della vita, il sostegno di chi è in difficoltà, la compagnia a chi è più debole o fragile, sono gli aspetti più entusiasmanti di ciascuno di noi.

Ed è per questo che auguriamo a tutti coloro che si presentano per le elezioni di essere a servizio di un progetto di bene. E questo non è meschina propaganda politica ma autentica opera per l’uomo.

 

Don Gabriele Mangiarotti

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