“A Londra e a New York si brinda con champagne”, a San Marino con un piatto di lenticchie

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“Il pacchetto dei crediti (NPL Delta) è stato ceduto: non ci rimane che cercare di esprimere delle valutazioni ex post, cioè successivamente. Per comprendere meglio il problema sono partito da una ricerca di dati sul valore degli NPL in Italia, paese in cui i bilanci di molte banche sono gravate da queste sofferenze, i crediti deteriorati”.

Il pacchetto dei crediti deteriorati (NPL Delta) è stato ceduto: visto che non sono state ascoltate le valutazioni di convenienza ex ante, non ci rimane che cercare di esprimere delle valutazioni ex post, cioè successivamente.

Stime degli NPL Italiani

Per comprendere meglio il problema sono partito da una ricerca di dati sul valore degli NPL in Italia, paese in cui i bilanci di molte banche sono gravate da queste sofferenze, i crediti deteriorati.

Nel 2017 il Fondo Monetario (FMI) stima che in Italia gli NPL siano 296 miliardi (il 30% degli NPL europei, pari a 988 miliardi), la Banca d’Italia parla di 297,2 miliardi lordi, mentre la Banca Centrale Europea (Bce) stima l’ammontare dei crediti deteriorati italiani in 249,35 miliardi, cioè il 14,79% del credito alla clientela.

Linee guida e memorandum della Bce sulla gestione degli NPL
In grande sintesi da marzo 2017 la Banca Centrale Europea, con questi documenti, ha indicato la definizione degli NPL che si basa sul criterio dell’esposizione scaduta; ha prospettato alle banche 3 soluzioni di gestione delle sofferenze: 1. consolidarsi con altri soggetti; 2. creare una bad bank in cui inserire le attività peggiori (come ha fatto la Spagna); 3. vendere gli NPL a fondi di investimento speculativo (Hedge fund o fondi avvoltoio), ed in ne ha stabilito delle regole contabili per gli accantonamenti e riduzione delle esposizioni deteriorate.

Le aspettative della Bce possono sintetizzarsi in questa direttiva: gli istituti di credito significativi (significant istitution), sottoposti a vigilanza diretta Bce, dal 1 gennaio 2018 dovranno accantonare entro 2 anni un valore pari al 100% del credito deteriorato se questo non è coperto da garanzie, e con gradualità dal 3° al 7° anno qualora l’NPL abbia garanzie. Sebbene queste regole al momento non siano vincolanti, le autorità di vigilanza Bce, possono richiedere alle banche di illustrare e motivare qualsiasi scostamento rispetto al loro contenuto.

Questo scenario è diventato esplosivo, perché le banche per rispettare i rigorosi parametri della Bce devono trovare molta liquidità e lo debbono fare in tempi brevi! Nello stesso tempo i privati e le imprese sono preoccupati della possibile chiusura del credito da parte delle banche perché questa chiusura inciderebbe negativamente sui pro- cessi di ripresa economica.

Fondi di investimento speculativo – fondi avvoltoio
In questo contesto le banche sono costrette a cedere velocemente e in massa i loro NPL a prezzi di saldo; si ipotizza che gli NPL garantiti da ipoteca valgono il 33%, quelli chirografari il 3% mentre il prezzo mix è circa il 13%.

Come agiscono i “i fondi avvoltoio”: controllano i tassi di default di ogni singolo paese e in base a modelli matematici stimano a quale punto di discesa ha raggiunto il ciclo economico dell’area esaminata. Quando il punto più basso è stato raggiunto, allora comprano.

Chi sono questi fondi (l’elenco è indicativo e non esaustivo): in Italia Banca IFIS, fondata nel 1983 da Sebastian Egon Furstenberg, gestita da Giovanni Boss.

All’estero, la sede principale è Londra: nella capitale inglese operano Algebris (fondata da Davide Serra), Ares Management, Cerberus Capital Management, Apollo Global Mangement, Fortress e Pimco, Lone Star Group, Snkaty Advisor, Ana Cup, Kruk e molti altri professionisti nella gestione degli NPL. Non mancano certamente i fondi americani, come Seer Capital; la stessa Cerberus Capital Management è americana con sede a Londra. Nel bresciano imperano il fondo lussemburghese, controllato da omonima società giapponese, Bayview Asset Management e il fondo americano Seer Capital.

I fondi utilizzano a loro volta anche i “servicer” locali i quali operano come connettori tra il fondo internazionale e il mercato locale. I fondi comperano crediti a prezzi stracciati, in molti casi li danno in gestione a società locali (servicer) con il compito di valorizzare il bene e trovare acquirenti. L’affare è molto redditizio: si comperano i crediti a prezzi molto bassi, gli immobili ipotecati possono essere venduti a prezzi molto bassi, si fa utili e si vende velocemente. Basta vedere che cosa sta accadendo a Brescia e dintorni: le banche bresciane sono costrette a vendere montagne di NPL, li acquistano a prezzi molto bassi il fondo giapponese Bayview Asset Management e il fondo americano Seer Capital. Circa un migliaio di appartamenti, villette, terreni, piccole imprese sono finite in mano a questi due fondi.

La tendenza più recente è che i fondi internazionali cercano di acquistare i “servicer” indipendenti: La conclusione è che di italiano resta ben poco!

Scenario Sammarinese

Vista quale è la realtà italiana, non è difficile capire che cosa succede a San Marino. La commedia in Repubblica è ancora più pittoresca. Il finanziere straniero sembra che sia stato chiamato da qualche sammarinese. Questo personaggio non si avvale solo di modelli econometrici per valutare il default della Repubblica, ma usa anche la strategia di contattare e mettere gli uomini per lui giusti ai posti giusti: banca centrale, istituzioni, principale banca di sistema, piccolo “servicer” con interessi immobiliari e così via. Questo perché la piccola Repubblica opera con margini di autonomia e quindi può essere etero diretta.

Si delineano le direttive “Basilea”, si formalizza una perdita di circa 500 milioni, si crea un debito pubblico a partire da questa cifra, si spendono migliaia di euro per le consulenze, si vende un miliardo di NPL Delta per 109 milioni di euro. Il prezzo di realizzo è del 10% circa, ma se è vero che il pacchetto contiene crediti sanitari con interesse dell’ 8% per un ammontare di circa 60 milioni di euro, allora si deduce che la percentuale di realizzo è minore. Per la legge dei grandi numeri l’attenzione alla percentuale di realizzo è importante: più è bassa, minore è l’ammontare di realizzo dalla vendita.

La RepubblicaSM

 

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