Abruzzo, per M5s un buco da 200mila voti. Così il centrodestra ha vinto

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Il voto in Abruzzo manda un segnale chiaro: il centrodestra unito vince. I grillini hanno perso due terzi dei voti delle politiche

Il “grande malato” delle elezioni Regionali in Abruzzo è il Movimento Cinque Stelle. I grillini dopo poco più di otto mesi di governo pagano già un prezzo altissimo: crollano al 20 per cento in una Regione che alle politiche li aveva premiati.

Una vera a propria batosta che ha già messo in allarme buona parte della fronda pentastellata che punta il dito in modo forte contro Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Da un lato al capo politico del Movimento viene contestata una linea di governo troppo spostata a destra nel tentativo di inseguire la Lega, dall’altro lato all’ex parlamentare viene contestata una eccessiva esposizione mediatica con toni da opposizione che evidentemente non hanno premiato la corsa dei Cinque Stelle. Innanzitutto per capire bene queste elezioni dobbiamo partire dai numeri del risultato elettorale: Marsilio ha raccolto con il centrodestra oltre il 48 per cento. Il centrosinistra con Legnini si è fermato al 31 per cento e i grillini hanno raggiunto appena il 20 per cento. La vittoria segnala uno scatto in avanti del centrodestra unito: la Lega ora è il primo partito in Abruzzo con il 28 per cento, Forza Italia ha superato il 9 per cento e Fratelli d’Italia ha raggiunto il 6,6 per cento. Un segnale chiaro: il centrodestra unito vince in modo chiaro e compatto. Berlusconi è già pronto per i nuovi appuntamenti a partire dal voto in Sardegna: “Da oggi comincia la sfida di Forza Italia e del centro-destra per la Sardegna, per la Basilicata, per il Piemonte e infine per le elezioni europee di maggio decisive per il futuro dell’Europa e dell’Italia. Sono sicuro che il centrodestra unito avrà successo in tutte queste importanti elezioni”.

Il centrodestra ha fatto il pieno soprattutto a L’Aquila e a Teramo. Nel capoluogo la coalizione dei moderati ha superato il 50 per cento toccando addirittura il 53, 6 per cento. Il centrosinistra invece deve fare i conti su un modello elettorale a larga coalizione che di fatto ha messo ai margini il Pd. I dem hanno infatti raccolto solo l’11 per cento. Per quanto riguarda i flussi elettorali è evidente la crescita del centrodestra che passa da i 202.000 voti delle Regionali del 2014 ai 270.000 delle politiche ai 300.000 delle Regionali di ieri. Per quanto riguarda il fronte del centrosinistra bisogna considerare la bas edi partenza delle regionali del 2014 in cui Pd&Co. raccolsero 320.000 voti. A seguire, nel 2018, il bottino è sceso a 154.000 voti per risalire a 195.000 con le Regionali di ieri. Le note dolenti arrivano per il movimento Cinque Stelle. Nel 2014 i pentatsetllati avevano raccolto 148.000 voti per salire poi alle politiche dello scorso anno a quota 303.000 voti. In poco meno di un anno i pentastellati hanno dimezzato i consensi scendendo a quota 116.000 voti con una perdita netta di quasi 187.000 voti.

Sul fronte del centrodestra la Lega ha raccolto almeno 59.000 voti in più rispetto alle politiche del 4 marzo 2018. Forza Italia invece ha perso per strada circa 56mila voti. Fratelli d’Italia invece è cresciuto di 1.000 voti. Sempre sul fronte dei flussi, una prima analisi è arrivata dal consorzio Opinio. In questo quadro solo il 66 per cento di chi ha votato il 4 marzo ha confermato il voto per i 5 Stelle. Un 19 per cento si sarebbe spostato, molto probabilmente, sul candidato di centrodestra, Marsilio mentre un 15 per cento degli elettori grillini avrebbe scelto Legnini. Ci sarebbe dunque una diaspora grillina su due fronti: una parte dell’elettorato ha scelto di virare a destra mentre un’altra, più piccola, è pronta a tornare nell’area di centrosinistra. Bisognerà attendere il risultato della Sardegna e quello delle Europee per capire quanto sia profonda la ferita sul pelle dei pentastellati. Salvini infine, commentando i risultati elettorali si è già lanciato in una analisi dei flussi: “Il voto degli operai, dei commercianti, dei precari, è evidente, si è spostato da sinistra alla Lega. Nei capoluoghi teoricamente rossi, come Teramo e Pescara, abbiamo preso il 27%”. Il governo, per ora, secondo quanto affermato da Salvini non corre rischi. Ma di certo il risultato di questo voto può pesare sugli equilibri gialloverdi.

Il Giornale.it

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