Domani è il 27 gennaio. Il Giorno della Memoria. In tutto il mondo si depositeranno corone e si reciteranno discorsi intrisi di un “mai più!!!” che suona sempre più come una sbiadita formula di rito. Ma sul Titano, pare si sia deciso di anticipare i “festeggiamenti”. E come? Trasformando la bacheca social della TV di Stato (clicca qui) in una “fogna” a cielo aperto, dove il liquame del pregiudizio ha travolto ogni argine di civiltà.
Il motivo di tanto livore? La nascita dell’Associazione San Marino-Israele. Un’iniziativa privata, culturale, che ha avuto l’ardire – sentite che scandalo! – di scegliere proprio il 27 gennaio per costituirsi. Perdipiù, producendo come suo obiettivo un richiamo al dovere del dialogo, proprio mentre il mondo sembra voler solo gridare. Ma la falange dei “giusti” da divano, quel manipolo di odiatori seriali pronti a tutto pur di scaricare i propri veleni quotidiani, è andata letteralmente in cortocircuito.
Evito accuratamente di fare nomi e cognomi di chi ha vomitato insulti in calce alla notizia. Non per rispetto della loro privacy, sia chiaro, ma per una forma di igiene mentale e senso di pietà: rimescolare certi “liquami” per estrarne le generalità sarebbe un’attività insalubre che preferisco lasciare ad altri. Inoltre, esporre pubblicamente certi livelli di mediocrità intellettuale sarebbe come dare un palcoscenico a comparse di terz’ordine, che confondono l’esercizio del pensiero con l’evacuazione intestinale. La loro pochezza è già – sempre a mio parere – la loro già eseguita condanna…
Dobbiamo però capirci bene su un punto, perché la confusione regna sovrana tra chi confonde la geopolitica o l’associazionismo con il tifo da stadio. In una democrazia, criticare aspramente il governo Netanyahu, le sue scelte militari o la gestione del conflitto a Gaza è non solo legittimo, ma talvolta doveroso. Però, ciò che trasuda da quei 166 commenti non è critica politica. È antisemitismo allo stato puro, quello che l’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) definisce chiaramente come “una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti”. Quando leggo epiteti come – per citarrne il minimo indispensabile – “luridi giudei”, “zampe sporche” o inviti a togliere la cittadinanza a chi osa dialogare con Israele, non siamo più nel campo del dissenso, siamo nel campo della patologia sociale.
È lo stesso antisemitismo che, secondo il rapporto 2024 dell’Anti-Defamation League, ha visto un’impennata globale senza precedenti, trovando terreno fertile proprio nell’ignoranza di chi non distingue un governo da un popolo, un’associazione che si propone di gettare ponti da un’organizzazione terroristica.
Nella Repubblica del Titano siamo arrivati al paradosso: vi dichiarate “Antica Terra della Libertà”, ma c’è chi è pronto a linciare chiunque decida di esercitare il diritto fondamentale di associazione (garantito dalla vostra Dichiarazione dei Diritti e dai trattati internazionali, come la CEDU). Vedere cittadini terrorizzati dall’idea che arrivino “gli israeliani a rubare le case popolari” (loro, che hanno un PIL pro capite che fa impallidire quello Italiano o il vostro) dà la misura del delirio collettivo. È una psicosi da ignoranza che dovrebbe preoccupare chiunque abbia a cuore la tenuta democratica di questo Paese.
In questo clima di barbarie culturale, la nascita di un’Associazione San Marino-Israele non è solo opportuna: è un presidio sanitario necessario. Per questo motivo, ho deciso di fare una scelta di campo netta. Mi iscriverò all’Associazione San Marino-Israele, sempre che la burocrazia sammarinese permetta l’ingresso a un italiano. Lo farò perché, come dimostrano i commenti citati, questa associazione non è solo importante per gettare ponti di pace, come si prefigge, ma diventa indispensabile per combattere un antisemitismo dilagante che è ormai una patologia sociale evidente anche a San Marino.
Dobbiamo essere onesti: se non siamo in grado di combattere questo cancro mentale, non potremo far altro che comprendere, in un futuro non troppo lontano, che il genere umano merita l’estinzione… Ma non voglio rassegnarmi a ciò.
Domani, così, mentre i vostri politici depositeranno i loro “fiori” d’ordinanza, io spero di avere in tasca la mia adesione accolta. È il mio modo, forse un po’ politicamente scorretto, ma terribilmente necessario, di dire che la memoria non è un esercizio di stile, ma una battaglia contro la stupidità e l’odio. E in questa battaglia, purtroppo, siamo tutti – purtroppo anche voi Sammarinesi – ancora tragicamente in trincea.
Enrico Lazzari

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