Con la scomparsa di Gino Paoli, l’Italia perde il patriarca della canzone d’autore, l’uomo che ha “messo a terra” la musica italiana trasformandola in confessione, poesia e verità quotidiana. Ma Riccione perde molto di più: perde un amico sincero, un ospite assiduo e un artista che ha saputo leggere l’anima della nostra città. L’Amministrazione comunale, a nome di tutta la cittadinanza, si stringe in un abbraccio commosso alla moglie Paola Penzo e ai figli, ricordando un gigante che ha più volte scelto la nostra città come teatro di vita e di parole.
L’uomo che ha insegnato la vita (senza volerlo)
Nato nel 1934 e cresciuto tra i carruggi di Genova, Paoli è stato il cuore della “scuola genovese” insieme a Tenco, De André e Bindi. Ha attraversato novant’anni “prendendo la vita a morsi”, tra whisky, sigarette e una coerenza ruvida che non si è mai ammorbidita con l’età. Come ricordò Gianni Morandi, un altro grande amico di Riccione, proprio davanti a lui: “Tu ci insegnavi la vita, Gino”. E lui, con quel disincanto anarchico che lo contraddistingueva, rispose: “Ma che c…o volevate imparare da me, non lo so mica”.
Eppure, da quella fragilità e da quegli eccessi — compreso quel proiettile rimasto nel pericardio dal 1963 come un monito perenne — è nata la rivoluzione. Quando presentò “Il cielo in una stanza”, gli dissero che non era una canzone perché non aveva ritornello. Non sapevano che quel racconto di un amplesso in un bordello dalle pareti viola avrebbe cambiato per sempre il modo di cantare l’amore in Italia.
Il “meditabondo” e le scarpe di vernice rosa: la Notte Rosa di Riccione del 2008
Riccione custodisce frammenti di questa storia rivoluzionaria. Impossibile dimenticare il luglio 2008, quando in un piazzale Roma stracolmo, Paoli arrivò quasi in sordina, “meditabondo” e magnetico, per unirsi a Ornella Vanoni. Resta scolpito nella memoria il dettaglio di Ornella che si leva le scarpe di vernice rosa, deponendole “civette” in un angolo del palco, per cantare a piedi nudi nella brezza marina. In quel clima di confidenza assoluta, la Vanoni lo stuzzicò: “Visto che tu te ne intendi, sai dirci chi sono le donne?”. La risposta di Gino, un laconico e spiazzante “Boh?”, fu il preludio a un’esecuzione di Senza fine e Una lunga storia d’amore che fece piangere e sognare intere generazioni.
La rassegna “Senza fine” e il primo selfie in piazzale Ceccarini
Il legame è stato così stretto che l’Amministrazione ha voluto intitolare proprio “Senza fine” la rassegna culturale nata in suo onore. Nel luglio 2024, proprio per inaugurare il ciclo di incontri, Paoli tornò tra noi con l’energia di chi ha ancora “cinque nuove canzoni” da scrivere. In quell’occasione, insieme all’amico di sempre Oscar Del Bianco e a Rudy Zerbi, il “supervissuto” della musica italiana accettò di scattare il suo primo, storico selfie con la folla di piazzale Ceccarini alle spalle. Ci lasciò con il suo ultimo testamento spirituale: “Il primo giorno del resto della mia vita, ogni giorno è un primo giorno”.
Il poeta della libertà e del mare
Dalla rassegna Parole tra noi nel 2013 al Concerto degli Auguri del 2017 con Danilo Rea, fino alle riflessioni sulla libertà — definita a Riccione come “una fatica immensa, ma che io amo” — Paoli ha sempre rivendicato il diritto di essere se stesso, fuori dagli schemi e dalle mode. Dalla malinconia balneare di Sapore di sale (arrangiata da Morricone e divenuta il primo vero tormentone estivo della storia) alla saggezza di Quattro amici al bar, Gino ha cantato il mare e l’amicizia con una sincerità che non faceva sconti.
“Gino non era un monumento lontano, era parte del nostro paesaggio emotivo”, conclude l’Amministrazione. “Lo ricorderemo sempre così: con gli occhiali da sole d’ordinanza, lo sguardo accigliato che nascondeva un cuore immenso e quella capacità di farci sentire, ogni volta, come se fossimo tutti dentro a quel cielo in una stanza. La sua storia a Riccione non finisce oggi; resterà, appunto, senza fine”.
Comune di Riccione












