Ecco come fare a meno di una legge che non c’è. Un giudice àncora alla realtà il concetto di vita familiare e fa contente non una ma due coppie lesbiche, applicando di fatto la stepchild adoption.
Vincono dopo il no in primo grado e il via libera alle unioni civili, coincidenza che allarma qualcuno a partire dalla Lega Nord: «Quello che avevamo detto si sta drammaticamente verificando – fa notare il capogruppo alla Camera Massimiliano Fedriga – In pratica si è aperta la strada a adozioni gay e utero in affitto».
La corte d’Appello di Torino ha detto sì all’adozione incrociata da parte di due mamme omosessuali, conviventi dal 2007 e sposate in Danimarca dal 2014. Avevano una figlia a testa nata con inseminazione artificiale. Le bambine oggi hanno 7 e 5 anni e sono sorelle. In contemporanea la sezione minorenni presieduta da Carmen Mecca ha accolto la richiesta di un’altra donna decisa ad adottare il figlio di 5 anni della compagna sposata l’anno scorso in Islanda.
Tutto questo dopo il parere favorevole del procuratore generale Giulio Toscano, che in udienza aveva fatto notare come il codice preveda questa possibilità semplicemente applicando la norma prevista in «casi particolari», come già riconosciuto da alcune sentenze a Roma. Insomma, la chance di adozione anche da parte di qualcuno che non sia un genitore biologico esiste già se «non c’è uno stato di abbandono, esiste un forte legame affettivo, sono già una famiglia».
Vince il buonsenso? «Si impone semplicemente la tutela di una situazione di fatto». E i giudici nelle loro motivazioni citano anche la Corte europea dei diritti dell’Uomo, «che fornisce una definizione del concetto di vita familiare fondamentalmente ancorata ai fatti e non tanto basata su condizioni giuridiche». La Corte d’appello ha comunque valutato tutti gli aspetti pratici dei casi affrontati, valutando come «i minori siano sereni e allegri, ben accuditi in un ambiente familiare altrettanto lieto». «Siamo felicissime – dicono le mamme delle nozze islandesi – Senza questa sentenza il nostro bimbo sarebbe rimasto con un solo genitore anche se è il frutto di un progetto di vita comune».
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