Agli amici politici sammarinesi che si onorano del nome cristiano, e a tutti gli «uomini di buona volontà» – …di don Gabriele Mangiarotti

Cari amici,

mi ha sempre colpito l’esistenza, dopo ben più di 1700 anni, di una realtà sociale che ha non solo radici cristiane, ma nel nome e nel DNA la vita, la storia e l’insegnamento di un santo, san Marino, appunto.

È una storia secolare, e non ha perso il suo appeal né, tanto meno, la sua responsabilità. Ricordo come, in occasione del Referendum propositivo sull’aborto, tutta l’attenzione del mondo era rivolta a questa nostra piccola e grande realtà. E se per qualcuno era segno di un passato da cancellare (come se fossimo l’ultima ruota del carro), per altri era segno di quel compito di fiaccola o di faro di cui essere fieri, debitori e protagonisti.

Non è la prima volta che ricordo le illuminate parole dell’On. George W. Vella in occasione della Cerimonia di Investitura degli Eccellentissimi Capitani Reggenti per il semestre 1 Aprile – 1 Ottobre 2017: «Eccellenze, durante la mia attività politica a Malta e in qualità di osservatore appassionato degli affari internazionali, non ho mai smesso di credere che i piccoli Stati svolgano un ruolo importante sulla scena internazionale. Non tanto nello stabilire le difficili condizioni in materia di sicurezza, ma sicuramente nel contribuire ad un’agenda mirata, autentica e basata sui valori.

Come Ministro degli Affari Esteri ho imparato ad apprezzare appieno questa caratteristica. In larga misura, il successo della politica estera di Malta nel corso dei decenni è stato determinato dal principio secondo cui le dimensioni territoriali non possono limitarne in alcun modo la visione e l’efficacia. Questo si applica pienamente a un contesto che conosciamo molto bene, quello dell’Unione Europea. Non solo si riconoscono agli Stati più piccoli la voce e lo spazio di cui necessitano e che meritano, ma questi paesi influenzano effettivamente i processi decisionali e sono, nel contesto attuale, una forza trainante per il rilancio del progetto europeo.»

Potremmo raccogliere per la nostra Repubblica il consiglio della Lettera a Diogneto: «Dio [ci] ha messo in un posto tale che non [ci] è lecito disertare».

Proprio in questi giorni, il 28 agosto, in occasione della visita in Vaticano della Delegazione di rappresentanti politici e personalità civili della Val de Marne, nella diocesi di Créteil, in Francia, papa Leone si è così espresso: «Monsignor Blanchet mi ha chiesto qualche consiglio da darvi… Non c’è separazione nella personalità di un personaggio pubblico: non c’è da una parte l’uomo politico e dall’altra il cristiano. Ma c’è l’uomo politico che, sotto lo sguardo di Dio e della sua coscienza, vive cristianamente i propri impegni e le proprie responsabilità!

Siete dunque chiamati a rafforzarvi nella fede, ad approfondire la dottrina – in particolare la dottrina sociale – che Gesù ha insegnato al mondo, e a metterla in pratica nell’esercizio delle vostre funzioni e nella stesura delle leggi. I suoi fondamenti sono sostanzialmente in sintonia con la natura umana, la legge naturale che tutti possono riconoscere, anche i non cristiani, persino i non credenti. Non bisogna quindi temere di proporla e di difenderla con convinzione: è una dottrina di salvezza che mira al bene di ogni essere umano, all’edificazione di società pacifiche, armoniose, prospere e riconciliate.

Sono ben consapevole che l’impegno apertamente cristiano di un responsabile pubblico non è facile, in particolare in certe società occidentali in cui Cristo e la sua Chiesa sono emarginati, spesso ignorati, a volte ridicolizzati. Non ignoro neppure le pressioni, le direttive di partito, le «colonizzazioni ideologiche» – per riprendere una felice espressione di Papa Francesco –, a cui gli uomini politici sono sottoposti. Devono avere coraggio: il coraggio di dire a volte «no, non posso!», quando è in gioco la verità. Anche qui, solo l’unione con Gesù – Gesù crocifisso! – vi darà questo coraggio di soffrire in suo nome. Lo ha detto ai suoi discepoli: “Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!” (Gv 16, 33)»

Vi auguro di avere sempre il coraggio di “dire a volte «no, non posso!», quando è in gioco la verità”, perché tutti noi, in particolare la vita comune, ha bisogno di testimoni di verità. Spesso si sente dire che non bastano le parole né i discorsi illuminati, perché bisogna sapere mettere in pratica ciò che si testimonia. È vero, ma almeno se si hanno convinzioni giusta si può tentare di realizzare programmi giusti, in altro caso, con convinzioni errate… sappiamo che cosa succede.

La vita e la famiglia, l’inverno demografico, l’ingresso in Europa, l’educazione… sono tutti temi che ci chiedono di stare dalla parte della verità. E voi politici avete un compito immenso. Ma non siete, e non potete, essere soli. So che molti tra voi hanno seguito l’intervento del Presidente Meloni al Meeting di Rimini il 27 agosto 2025. Voglio riportarvi la conclusione: «Io, il Governo, l’Italia, abbiamo un disperato bisogno di quella speranza e di quella voglia [per] costruire quella speranza. Quindi non sono qui a cercare consenso, sono qui a chiedervi una mano, perché senza luoghi di società viva la politica non ce la può fare.»

Testimonianza di verità e riconoscimento delle esperienze vive nella nostra società sono il compito e l’augurio che mi permetto di rivolgervi, sapendo che in tanti sono desiderosi di «darvi una mano». Ecco perché i destinatari di questa lettera sono «tutti gli uomini di buona volontà» come ci ha ricordato l’insegnamento e l’esempio di s. Giovanni XXIII.

don Gabriele Mangiarotti