“Quelli di Alitalia sono problemi seri che non si affrontano a cuor leggero, c’è preoccupazione”. Così il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, fotografa la situazione della ex compagnia di bandiera, intervenendo a margine della presentazione del Polo Mercitalia delle Ferrovie dello Stato alla stazione Centrale di Milano. Una premessa importante nel giorno in cui lo stesso titolare dei Trasporti incontra i sindacati per discutere la situazione del vettore. Il vertice è iniziato nel pomeriggio al Ministero dei Trasporti: oltre a Delrio sono presenti al tavolo il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda (insieme alla viceministra Teresa Bellanova) e del Lavoro Giuliano Poletti, insieme alle sigle di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Davanti al Ministero è intanto in corso la protesta dei lavoratori dell’Usb e Cub con bandiere e cartelloni: “La nazionalizzazione è l’unica soluzione”, si legge su uno striscione del Cub; “Usa e getta la nostra realtà, basta precarietà” si legge su un altro striscione del Comitato precari Alitalia.
Il timore è che l’incontro di oggi si esaurisca in una conferma delle posizioni comuni già assunte sulla crisi, anche in considerazione dell’assenza di un piano industriale vero e proprio. Il documento che il governo ha detto chiaramente di attendere per poter procedere alla valutazione degli impatti occupazionali. Quel che è certo, hanno detto lo stesso Delrio con il collega Carlo Calenda, è che non può tutto ricadere sulle spalle dei lavoratori.
Dal canto loro i sindacati dovrebbero confermare lo sciopero già proclamato per giovedì 23 febbraio.
Il vice presidente della compagnia italiana, James Hogan, ha specificato dopo l’ultimo cda che resta da fare “un grande lavoro per arrivare a una struttura dei costi che possa permettere all’azienda di essere competitiva ed economicamente sostenibile sul mercato”.
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Le opzioni industriali per la compagnia è piuttosto ampio: creare una low cost con cui competere nel breve medio raggio, cedere ‘tout court’ le tratte più brevi ad una low cost di successo come Ryanair o Easyjet, allearsi con una grande vettore europeo a livello di Lufthansa con il quale condividere un progetto di vettore a basso costo. Le rassicurazioni dell’amministratore delegato Cramer Ball, secondo il quale l’azienda è “in linea con l’obiettivo di arrivare ad una riduzione dei costi di almeno 160 milioni nel 2017” non sembrano aver convinto gli osservatori anche perchè i risparmi decisi sul costo del lavoro non sono stati avallati dai sindacati che hanno già fatto ricorso alle vie legali. Repubblica.it