Alta tensione Iran-Usa dopo la “rivolta” popolare: Teheran avverte Trump, minacce ai soldati americani in caso di ingerenza

Si inasprisce ulteriormente il clima diplomatico e militare tra Washington e Teheran in questo inizio di 2026. La Repubblica Islamica ha lanciato un avvertimento diretto e senza mezzi termini al Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, intimando di non interferire nelle questioni di politica interna iraniana, pena gravi conseguenze per la stabilità del Medio Oriente e per l’incolumità delle truppe americane dislocate nell’area.

Il monito di Larijani

A farsi portavoce della linea dura del regime è stato Ali Larijani, consigliere della Guida Suprema ed esponente di vertice dell’apparato di sicurezza nazionale. Attraverso un messaggio diffuso sulla piattaforma X, Larijani ha ammonito la Casa Bianca, sottolineando come qualsiasi ingerenza statunitense verrebbe interpretata come un tentativo di destabilizzare l’intera regione, con ricadute negative immediate sugli interessi americani. Il consigliere ha poi alzato il livello dello scontro verbale, invitando esplicitamente il presidente Usa a prestare attenzione ai suoi soldati, un riferimento neppure troppo velato alle basi militari statunitensi presenti nel Golfo e nei paesi limitrofi.

Le proteste di fine anno e la reazione Usa

Lo scambio di accuse si inserisce in un contesto interno iraniano incandescente. Negli ultimi tre giorni, infatti, diverse città dell’Iran, inclusa la capitale Teheran, sono state teatro di una nuova ondata di manifestazioni popolari. A scatenare la rabbia delle piazze, iniziata negli ultimi scampoli del 2025, è stato un mix esplosivo di crisi economica, con l’inflazione fuori controllo, e la richiesta di maggiori libertà civili.

Le proteste hanno visto migliaia di cittadini sfidare i divieti governativi, con cortei che in diversi casi sono sfociati in scontri con le forze dell’ordine e con i miliziani Basij. Si segnalano arresti e un uso massiccio della forza per disperdere gli assembramenti, mentre le comunicazioni internet nel Paese hanno subito forti rallentamenti, una tattica consueta del regime per limitare la diffusione delle immagini della rivolta.

È proprio su questo scenario che si è innestata la dichiarazione di Donald Trump. Il Presidente americano aveva precedentemente affermato che gli Stati Uniti potrebbero intervenire in aiuto dei manifestanti qualora le autorità di Teheran dovessero ricorrere alla violenza letale per reprimere il dissenso. Una presa di posizione che la Guida Suprema ha letto come una minaccia diretta alla sovranità nazionale, innescando la dura replica di oggi.