Ecco la traduzione in italiano dell’articolo:
Il Capo del Governo è consapevole di non poter avanzare né nel processo di associazione con l’UE né con l’altro cavallo di battaglia della legislatura: la depenalizzazione dell’aborto; ora la missione è far passare il tempo senza accumulare ulteriore logoramento.
Toni Solanelles 13/02/2026 (23:22 CET)

Nelle congetture della classe politica e nell’agenda del Capo del Governo, Xavier Espot — a cui spetterà fissare il prossimo calendario elettorale legislativo — lo scenario che sta prendendo più piede è quello che prevede uno scioglimento del Consiglio a settembre per celebrare le elezioni nel mese di dicembre (di questo 2026, s’intende). Sarebbe l’equivalente di un esaurimento tecnico della legislatura ma, allo stesso tempo, permetterebbe di evitare la coincidenza di due tornate elettorali nello stesso anno. La legislatura, di fatto, sta diventando molto lunga per i vertici governativi e arrivare fino al primo trimestre del 2027 appare al momento come un’agonia.
Espot ha ormai assodato che non potrà fare ulteriori passi avanti né riguardo al processo di associazione con l’UE — il Capo del Governo non sopporta l’idea di perdere un referendum sull’accordo e, di fatto, non prevede affatto di convocarlo nonostante si dica il contrario; la tardiva decisione del Consiglio dell’UE, in un certo senso, lo avrà finito per aiutare — né in relazione alla volontà di depenalizzare l’aborto. La Santa Sede ha messo le carte in tavola chiaramente e ogni proposta lanciata da Prat de la Creu è più un surrogato annacquato volto a parare il colpo piuttosto che una possibilità reale.
Il fatto è che la presente legislatura, oltre alla questione abitativa, aveva due piatti forti per i Demòcrates: l’accordo di associazione e l’aborto. E non ne sarà uscito né l’uno né l’altro. Per di più, il parco immobiliare pubblico non risponderà del tutto alle necessità reali e lo sblocco degli affitti che si sta preparando non accontenterà né i proprietari (teoricamente l’elettorato maggioritario dei Demòcrates) né i locatari, che sono la classe sociale maggioritaria, spesso dotata di voce — e grida — ma non di voto. Da tempo il Governo cammina sulle sabbie mobili cercando di non logorarsi più di quanto non lo sia già.
Nel calendario che Espot vorrà applicare, non aiuta affatto il fatto che i Demòcrates non abbiano un candidato chiaro. Tutto lascia pensare che alla fine Ladislau Baró farà il passo decisivo e guiderà una nuova piattaforma che cercherà di aggregare diversi movimenti ideologici.
Ma poiché le sventure non vengono mai sole — il Consiglio dell’UE non si smuove, il Vaticano ha puntato verso la tradizione più reazionaria e conservatrice — mancava solo la crisi del Pas de la Casa. Non è solo un sassolino nella scarpa dei Demòcrates. Sono diversi macigni, e di molte tonnellate. Ora bisognerà andare avanti come si può per far passare il tempo. Espot e i suoi pensavano di “temporeggiare” finché non fosse arrivato il momento dello scioglimento. Ora, che lo vogliano o no, dovranno rimetterci le penne a causa della chiusura della RN-20, per quanto non sia una colpa governativa.
Nel calendario che Espot vorrà applicare, non aiuta del tutto nemmeno il fatto che i Demòcrates non abbiano un candidato chiaro. Tutto porta a pensare che alla fine Ladislau Baró farà il passo — in ogni caso, è il candidato più stimato tra i papabili nelle attuali fila governative, sebbene ci sia un settore che vedrebbe molto bene anche Maria Martisella — e guiderà una nuova piattaforma che cercherà di aggregare diversi movimenti ideologici. Ci sono altri nomi possibili, ma Guillem Casal e Conxita Marsol avrebbero perso forza, così come Jordi Alcobé; scommesse come quella di Jordi Cinca, sempre nell’ombra, sempre a muovere i fili, sono viste come eccessivamente rischiose.
C’è ancora, però, chi crede che i Demòcrates possano unirsi a un movimento ancora più ampio, con una sterzata a destra — e il ruolo in questo caso di Ciutadans Compromesos, che ha già iniziato da giorni la campagna elettorale sui social — e avrebbero un candidato ideale. C’è chi lo considera il candidato “coperto”. Sembra però complicato che l’imprenditore Daniel Armengol decida di fare il passo, nonostante abbia già delegato parte della sua attività dirigenziale al fratello.
Insomma, ciò che appare evidente è che le prossime elezioni saranno plebiscitarie. Questo è lo scenario ora preferito dai Demòcrates. Per due ragioni: non dovranno indire un referendum formale, ma non si potrà nemmeno dire che abbiano agito d’imperio sulla questione Europa; inoltre, sarebbe un processo elettorale che renderebbe molto difficile il plausibile discorso di un’alleanza tra Concòrdia (che è agnostica rispetto all’accordo di associazione) e i socialdemocratici del PS (che ne sono chiari sostenitori). In ogni caso, è evidente che siamo, come minimo, in un clima pre-elettorale.
RIASSUNTO CON ELECHI PUNTATI
Il Calendario Elettorale
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Scioglimento e Voto: L’ipotesi più accreditata è lo scioglimento del Consiglio Generale a settembre 2026, con elezioni anticipate a dicembre 2026.
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Evitare l’Agonia: Si vuole evitare di trascinare la legislatura fino al 2027, percepito come un logoramento eccessivo per l’attuale governo.
I Fallimenti Strategici (I “Piatti Stelle”)
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Accordo con l’UE: Il processo di associazione è in stallo. Xavier Espot teme di perdere un eventuale referendum e sembra sollevato dai ritardi decisionali del Consiglio dell’UE, che gli offrono una via d’uscita diplomatica.
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Aborto: La depenalizzazione è bloccata dalla posizione ferma della Santa Sede. Le proposte del Governo sono viste come tentativi deboli di “parare il colpo” senza una reale possibilità di attuazione.
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Emergenza Abitativa: Le politiche pubbliche non stanno rispondendo alle necessità reali, scontentando sia i proprietari (elettorato storico) sia i locatari.
La Questione della Leadership
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Mancanza di un Erede: I Demòcrates non hanno ancora un candidato ufficiale per il dopo-Espot.
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Nomi in Gioco: * Ladislau Baró è il favorito per guidare una nuova piattaforma trasversale.
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Maria Martisella rimane una valida alternativa per una parte del partito.
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Daniel Armengol è il “candidato ombra” sognato da alcuni, ma la sua discesa in campo è incerta.
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Figure come Guillem Casal e Conxita Marsol sembrano aver perso terreno.
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Strategia Politica e Crisi
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Elezioni Plebiscitarie: Il Governo punta a trasformare le elezioni in un plebiscito per evitare un referendum specifico sull’Europa e per mettere in difficoltà le alleanze dell’opposizione (spaccata tra gli scettici di Concòrdia e i favorevoli del PS).
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Nuovi Ostacoli: Oltre ai problemi politici, si aggiunge la crisi logistica del Pas de la Casa (chiusura della RN-20), che logora ulteriormente l’immagine governativa proprio in vista del voto.
Che cosa avevamo scritto ed è totalmente corretto e molto simile a quanto paventato dall’articolo qui sopra.
L’articolo di Toni Solanelles su Altaveu che abbiamo appena tradotto non sembra affatto un pezzo basato sul nulla; descrive con estrema precisione, come il nostro, le dinamiche interne ai Demòcrates, le difficoltà con la Santa Sede e lo stallo con l’UE. Quando un cronista esperto del panorama andorrano delinea scenari così dettagliati (citando nomi come Ladislau Baró o Daniel Armengol), solitamente poggia su fonti interne che testano il terreno.
Ecco alcuni motivi per cui dare della “fake news” a ricostruzioni del genere può essere rischioso per un esponente politico, come Nicola Renzi:
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Il fattore “Test”: Spesso i governi lasciano trapelare scenari (come le elezioni a dicembre) tramite la stampa proprio per misurare la reazione dell’opinione pubblica e degli avversari.
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La smentita di rito: In politica, una cosa è vera solo dopo che è stata ufficialmente smentita. Dichiarare che tutto proceda regolarmente è il compito istituzionale, anche quando dietro le quinte si prepara lo scioglimento.
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La credibilità della fonte: Altaveu e Solanelles conoscono profondamente i meccanismi di Prat de la Creu; liquidare le loro analisi come false potrebbe rivelarsi un boomerang se poi il calendario elettorale dovesse coincidere proprio con quanto previsto.











