>ANSA-IL-PUNTO/COVID,curva rallenta,Veneto non vede lockdown

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  • (ANSA) – VENEZIA, 20 OTT – La curva dei contagi rallenta in
    Veneto, dove oggi si registrano 490 casi positivi in più, ma la
    vera emergenza si sposta sul sistema ospedaliero, perchè ricoveri e terapie intensive continuano a crescere. Anche
    secondo il governatore Luca Zaia è questa la sfida: evitare che
    i nuovi malati Covid salgano oltre la soglia di sostenibilità
    del sistema, per non bloccare tutte le altre cure. “Le cure le
    sappiamo fare, il 95% dei contagiati è asintomatico – ha detto
    oggi Zaia, presentando il nuovo piano regionale di sanità
    pubblica – ma non possiamo cantar vittoria; se la roulette russa
    ci risparmia; dobbiamo capire che l’emergenza è l’impossibilità
    di curare i cittadini. Il problema è riempire gli ospedali, e la
    paralisi non la voglio”. Una scenario che non è vicino, però
    oggi il Veneto conta nei reparti non critici 537 i degenti
    (+41), e nelle terapie intensive, 61 (+9), dei quali 50
    positivi..
        E proprio parlando del nuovo piano di sanità per la lotta al
    Covid – che non prevede la costruzione di nuovi ospedali,ma di
    arrivare a 1.000 posti di terapia intensiva in quelli esistenti
    – l’assessore alla sanità, Manuela Lanzanin, ha sottolineato che
    si tratta “di un piano ospedaliero. Altre iniziative dettate da
    altri numeri, su cui c’è un dialogo a livello nazionale, sono
    un’altra partita”. Ed ha assicurato che “oggi in Veneto
    all’orizzonte non c’è nessun pensiero di lockdown o di
    coprifuoco”. “Questo – ha aggiunto – è un piano di sicurezza
    passiva di fronte al numero di malati che cresce, mentre le
    decisioni su lockdown sono di sicurezza attiva.
        Intanto dal professor Andrea Crisanti, direttore di
    Microbiologia dell’Università di Padova, arriva una fosca
    previsione: “Convivere col virus – spiega – significa portarlo
    al livelli trasmissione bassa in modo da mantenere una qualità
    di vita decente e portare avanti l’economia. Si fa solo
    interrompendo le catene di trasmissioni, ma con 10-12.000 casi
    al giorno nessun sistema è in grado di farlo” (ANSA).
       


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