Confindustria Ascoli Piceno si scaglia contro il Consorzio di Tutela dell’Oliva Ascolana del Piceno DOP, accusandolo di non aver rispettato gli accordi costitutivi e di aver ostacolato lo sviluppo della coltivazione della tenera ascolana.
Il presidente di Confindustria, Simone Ferraioli, ha dichiarato che il Consorzio, anziché favorire la produzione, ha incentivato solo il 2% del fabbisogno reale in due decenni. Secondo Ferraioli, la DOP protegge esclusivamente il prodotto e non la storica ricetta marchigiana, che rimane patrimonio collettivo. Il Consorzio, invece, starebbe tentando di monopolizzarla illegalmente, in violazione della normativa UE.
Ferraioli punta il dito contro una gestione fallimentare che ha portato allo scioglimento giudiziale del Consorzio, il quale oggi riparte con la stessa struttura e una presidenza definita “discutibile”. Inoltre, sottolinea come la produzione con olive diverse dalla DOP generi un fatturato di 50 milioni di euro e garantisca 400 posti di lavoro, evidenziando che il Ministero delle Politiche Agricole ha riconosciuto legittimo l’utilizzo della denominazione “olive all’ascolana” anche per gli operatori esterni alla DOP.
Nella recente interrogazione parlamentare, l’onorevole Mirco Carloni ha ribadito l’urgenza di tutelare i produttori storici, attivi prima della creazione del Consorzio. Confindustria si dice pronta al confronto con le associazioni di categoria per una tutela più equa del prodotto e della tradizione.
Leggi anche: