Attualità. Roma, Giorno della Memoria: Meloni condanna la complicità fascista nella persecuzione degli ebrei e lancia l’allarme sui nuovi antisemitismi

Nel giorno in cui l’Italia e il mondo si fermano per ricordare l’orrore della Shoah, la Presidente del Consiglio ha pronunciato parole inequivocabili durante le solenni celebrazioni al Quirinale. Giorgia Meloni ha puntato il dito contro le responsabilità storiche del regime fascista, definendo le leggi razziali un’onta indelebile, e ha contemporaneamente lanciato un avvertimento sul presente, sottolineando come il virus dell’odio antiebraico sia tutt’altro che debellato.

Nel suo intervento, pronunciato alla presenza delle più alte cariche dello Stato e della senatrice a vita Liliana Segre, la premier ha ribadito la ferma condanna per il ruolo attivo svolto dal fascismo nelle persecuzioni. Ha descritto quel periodo come una pagina oscura della storia nazionale, sigillata in modo vergognoso dalla promulgazione delle leggi razziali del 1938, atto che spianò la strada ai rastrellamenti e alle successive deportazioni. Un giudizio storico netto, che non lascia spazio ad ambiguità sul coinvolgimento italiano nella tragedia.

Tuttavia, l’analisi del Capo del Governo non si è limitata alla rievocazione del passato. Meloni ha espresso forte preoccupazione per un antisemitismo che, a distanza di decenni dalla fine del secondo conflitto mondiale, appare ancora vitale e pericoloso. Secondo la premier, questo male sta riemergendo con modalità nuove e virulente, rischiando di avvelenare il tessuto sociale. Da qui l’impegno dell’esecutivo a prevenire e combattere ogni deriva di intolleranza che miri a scardinare i principi di libertà e coesione, ricordando al contempo il coraggio dei Giusti di ogni nazione che misero a repentaglio la propria vita per opporsi alla barbarie nazista.

La solennità della ricorrenza, fissata nella data in cui oggi, nel 1945, le truppe sovietiche abbatterono i cancelli di Auschwitz svelando al mondo l’abisso dei campi di sterminio, è stata marcata anche a Palazzo Madama, dove le bandiere sono state issate a mezz’asta dall’alba al tramonto. Sulla stessa linea il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, il quale ha rimarcato come la memoria della più grande tragedia del Novecento non possa ridursi a un mero esercizio cerimoniale, ma debba trasformarsi in un momento di assunzione di responsabilità per trasmettere alle nuove generazioni i valori del rispetto e della tolleranza.

Il 27 gennaio resta dunque un monito imprescindibile per non dimenticare lo sterminio sistematico pianificato dal nazifascismo. Un disegno criminale che, partendo dalle teorie sulla purezza della razza ariana, portò alla morte di sei milioni di ebrei, ma anche di centinaia di migliaia di Rom e Sinti, disabili, oppositori politici, omosessuali e Testimoni di Geova, tutti vittime di un’ideologia fondata sull’annientamento della diversità.