Autonomia, è rissa Lega-M5s. Salvini: “Così non si va avanti”

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Slitta vertice di Palazzo Chigi. Lo scoglio maggiore è sulla scuola. Il M5s accusa la Lega: “Vogliono le gabbie salariali”. Il Carroccio: “È nel contratto di governo”

Movimento 5 Stelle e Lega ancora in disaccordo. L’ultimo strappo all’interno del governo giallo-verde arriva sul tema delle Autonomie: il tavolo a Palazzo Chigi è infatti stato interrotto.

Inutile sedersi a un tavolo che non funziona, con persone che il giorno prima chiudono accordi e poi cambiano idea e fanno l’opposto“, hanno tuonato i leghisti. “Così non si va avanti, non è possibile. Prima si fa un passo avanti e poi si fanno due passi indietro“, ha dichiarato il ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

Netta, come spiega TgCom24, la presa di posizione dei pentastellati: “La Lega ha proposto di inserire le gabbie salariali, ovvero alzare gli stipendi al Nord e abbassarli al centro-Sud. Per il M5S è totalmente inaccettabile“. “Una simile proposta – hanno continuato dal Movimento – spaccherebbe il Paese e la consideriamo discriminatoria e razzista. Impedirebbe ai giovani di emanciparsi, alla famiglie di mandare i figli a studiare in altre università. Diventerebbe difficile e costoso anche prendere un treno da Roma e Milano“.

Non c’è nessuna gabbia salariale, sono strumenti previsti che esistono già nel nostro ordinamento. Si tratta di incentivi previsti dalla contrattazione integrativa, per incentivare la permanenza e la continuità formativa“, ha spiegato il ministro agli Affari Regionali, Erika Stefani.

Le gabbie salariali sono già state utilizzate in passato “con pessimi risultati e giustamente venne abolita nel ’72 – hanno sottolineato i grillini -. Reintrodurle significherebbe riportare l’Italia indietro di mezzo secolo. Follia pura“.

Per me il tema non è l’autonomia – ha spiegato Luigi Di Maio -. Il tema è che stamattina il tavolo si è bloccato sulla regionalizzazione della scuola. Noi crediamo che un bambino in Italia non scelga in quale regione nascere e non è giusto che si dica che, siccome una regione ha più soldi, i bambini che nascono lì hanno più diritto all’istruzione di altri bambini che nascono in una regione in cui ci sono meno soldi“.

Ma la Lega non intende cedere e accusa gli alleati di governo di voler “condannare in questo modo il Sud all’arretratezza“. “Siamo davanti a una farsa, un’autentica farsa – ha tuonato il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia -. Sono stanco di vedere come alcuni vogliono portare l’autonomia verso l’agonia. Sappiano però che, finchè ci sarò io, l’autonomia non sarà morta né, tanto meno, le istanze dei veneti“.

Taglio dei parlamentari

Nel frattempo, il Senato, con 180 voti a favore 50 contrari e nessuna astenuto, ha dato il via libera al disegno di legge costituzionale sul taglio del numero dei parlamentari. Il provvedimento, approvato in seconda deliberazione, passa ora alla Camera per la quarta e ultima lettura e l’approvazione definitiva.

Il ddl, che modifica gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione, riduce il numero dei deputati (da 630 a 400) e dei senatori (da 315 a 200). I senatori eletti nella circoscrizione esteri verranno ridotti dagli attuali 6 a 4. I senatori a vita non potranno essere più di cinque. Nessuna regione o provincia autonoma potrà avere meno di tre senatori ad eccezione del Molise che eleggerà due senatori e della Val d’Aosta che ne eleggerà uno.

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