FINISCE MALE l’anno della Virtus: anche Torino si rivela un viaggio a vuoto (75-70). Un’occasione persa, anzi due: vincendo, si sarebbe tenuto a distanza di sicurezza il posto più scomodo del campionato, quello che porta in A2, e si sarebbe interrotto il digiuno che, lontano dall’Unipol, si allunga a livelli record (siamo al limite degli undici mesi). Peccato: se ne riparla con l’anno nuovo.
Alla Virtus non mancano soltanto due stranieri: agli infortunati Ray e Williams, si aggiunge Fells, acciaccato nel fisico e forse per questo condizionato nel rendimento. Dicono abbastanza i numeri (3 su 15 al tiro), dice di più la gestione del pallone del possibile sorpasso sul 71-70 per i padroni di casa: a testa bassa, nel cuore della difesa piemontese, l’ultimo arrivato in casa Valli si inventa un tiro che serve solo a far scorrere i titoli di coda. Sulle speranze bianconere.
Va ancora male alla Virtus. Nonostante una partita sempre in controllo: avanti per 35 minuti, i bianconeri ci restano grazie al tandem italiano Fontecchio-Vitali e al solito Pittman. Senza un finale sbagliato, basterebbe: come non detto.
Un quarto per uno: fino all’intervallo ci si divide pregi e difetti in parti uguali. Brilla subito la Virtus, abbagliando Torino: sulla fuga bianconera (8-21 all’8’) ci sono soprattutto le mani di un Fontecchio mai così autoritario in attacco quest’anno. Ma pesa anche la crescita atletica di Pittman: allenarsi fa bene all’ex Miami, che quando c’è domina.
Dopo il pit stop, partita rovesciata come un calzino della Befana: ci mette più muscoli e intensità la squadra di Vitucci, si spegne quella di Valli, che in attacco spreme punti solo da Michele Vitali, non più da un attacco armonico. Morale: due schiaffoni identici di Torino (7-0) in testa e in coda al parziale rimettono in linea di galleggiamento una gara nella quale le percentuali restano sotto il livello di guardia e i padroni di casa non riescono a raccogliere un rimbalzo nell’area avversaria.
DELLA PRIMA Virtus si rivede la sostanza dopo la sosta per il the: oliare la circolazione di palla e gonfiare i bicipiti in difesa riconsegna il pallino alla squadra di Valli, che sembra sempre sull’orlo del decollo (42-50 al 27’), ma ha sempre un sassolino che la fa inciampare. Quasi sempre è la necessità di cambiare assetto per via dei falli: il terzo di Pittman in avvio di quarto pesa almeno come il quarto di Mazzola prima dell’ultimo pit stop, anche perché Odom è vittima di troppi chiari di luna.
Partite così è destino che arrivino a decidersi in volata: questa scatta negli ultimi 5 minuti, dopo il primo sorpasso di Torino (62-61) firmato dall’ex Ebi in coda all’ennesimo schiaffo (9-2) in risposta alla solita fuga della Virtus. Alla quale tocca ancora l’ultima illusione su una tripla di Fontecchio (66-67) prima che Dyson con cinque punti in fila segni la gara (71-67 al 39’) e con due liberi, dopo l’erroraccio di Fells, la sigilli.
Resto del Carlino