“Basta conflitti tra Stato e contribuenti. Sul Fisco serve una riforma già nel 2023”

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  • Il viceministro Maurizio Leo è l`uomo del giorno. La sua scrivania è il crocevia della manovra sui temi fiscali. Al telefono racconta la mission del suo mandato e lo sforzo dell`esecutivo di dare attuazione alle promesse elettorali.

    Oggi i rapporti tra Stato e contribuenti sono conflittuali a dir poco. Che cosa ha in mente per riallacciare questo rapporto?
    «Riequilibrare il rapporto tra fisco e contribuente è un obiettivo fondamentale della nostra riforma fiscale. Si tratta di instaurare una relazione non più conflittuale, ovvero un nuovo e rinnovato rapporto di fiducia reciproca, di ciò la “tregua fiscale” rappresenta una necessaria premessa».

    Di cosa parliamo?
    «Diamo una “tregua” ai contribuenti consentendo di superare la conflittualità pregressa, con tempi di pagamento allungati e sanzioni ridotte. In questo modo, cerchiamo di venir incontro alle famiglie e alle imprese che in questi anni sono state in grande difficoltà (per il Covid-19, il caro bollette e l`inflazione in generale), mettendole nelle condizioni di poter regolarizzare la propria posizione con il fisco».

    Ma serve una riforma…
    «Queste misure rappresenteranno il “ponte” per la riforma fiscale che è intenzione del governo mettere in campo, sin dai primi mesi del 2023. Il nostro obiettivo è stimolare la compliance spontanea, in modo da recuperare le somme dovute, in maniera più efficiente ed evitando annosi contenziosi. In questa prospettiva, in futuro, per le grandi imprese penso ad un rafforzamento della già esistente cooperative compliance, mentre per i più i piccoli l`istituzione di un concordato preventivo biennale. Si paga il dovuto, quantificato sulla base di un`interlocuzione preventiva con l`Amministrazione finanziaria. Ovviamente, tali misure saranno accompagnate da una riduzione della pressione fiscale».

    Capitolo contanti. La sinistra dice che queste misure aiutano l`evasione fiscale e i mafiosi…
    «Sulla lotta all`evasione fiscale non arretriamo, lo ribadisco. La manovra stessa lo dimostra. Si pensi alle disposizioni di contrasto al cosiddetto fenomeno “apri e chiudi”, ai limiti di deduzione dei costi provenienti da paradisi fiscali e alle norme in materia di crypto-attività. Quanto al tema del tetto dell`utilizzo del contante, l`esperienza degli ultimi anni, dimostra che non c`è alcuna relazione tra il tetto al contante ed il livello di evasione. Ad esempio, durante il governo Monti il tetto al contante era di mille euro e l`evasione fiscale era stimata in 83 miliardi circa. Lo stesso livello di tax gap del secondo governo Berlusconi quando il tetto al contante era pari a 12.500 euro».

    E in Europa non c`è un tetto univoco…
    «I pagamenti in contanti di importi elevati sono previsti in molti paesi europei, e molti di essi non hanno nemmeno un limite. Anche il Consiglio Ue ha recentemente preso una posizione netta sull`ampliamento delle regole antiriciclaggio proponendo una soglia comunitaria ai pagamenti in contanti di 10.000 euro. Le nostre misure sono in linea con l`Europa, non vedo motivi di preoccupazione».

    La promessa di una sanatoria delle cartelle inferiori a 1.000 euro si è scontrata contro l`opposizione che grida al «condono». Che ne pensa? Che succederà alle cartelle dei Comuni?
    «Non è una sanatoria, non è un condono. Lo “stralcio” delle cartelle fiscali fino a 1.000 euro notificate prima del 2015 nasce soprattutto dalla consapevolezza che si tratta cartelle in gran parte inesigibili. Più in generale, per esse i costi di riscossione sono più alti di quello che si può incassare. Allo stato attuale, i costi della riscossione per gli enti creditori ammontano a circa 300 milioni di euro per le azioni avviate e in buona parte concluse senza successo (per la notifica della cartella, i successivi solleciti e avvisi di intimazione, le procedure di recupero coattivo). A questi, vanno poi aggiunti i costi funzionamento (costi di produzione, costi del personale eccetera…) rimasti a carico dell`agente della riscossione, stimabili in circa 150 milioni euro. A fronte di tale situazione è lecito domandarsi se vale la pena sostenere ulteriori costi per cartelle notificate prima del 2015 (circa 8 anni fa) le cui speranze di riscossione sono ormai poche. Il tutto, riproducendo ed aggiornando una disposizione già prevista in passato. Per quanto riguarda i Comuni invece, abbiamo lasciato loro la possibilità di decidere se applicare la norma o meno ovvero decidere se stralciare le cartelle notificate prima del 2015 ancora non riscosse».

    Capitolo Iva e accise: l`imposta più evasa d`Europa ha appena compiuto 50 anni. Che cosa ha in mente per invertire questa tendenza?
    «Nell`ultimo rapporto della Commissione europea sul mancato gettito dell`Iva 2020 l`Italia è in testa alla classifica con 26,2 miliardi di euro. Una cifra enorme se si pensa che corrisponde quasi all`ammontare della manovra del 2023. Su questo tema, bisogna continuare a potenziare gli strumenti di controllo, fornendo all`Amministrazione finanziaria nuovi mezzi per il contrasto all`evasione. Vanno altresì riviste alcune aliquote Iva cercando di razionalizzarle, anche in funzione delle potenzialità del nostro Paese, si pensi al turismo per il quale è necessario un intervento di riduzione».


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