Bendare arrestato non è reato. Basta con il processo all’Arma!

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La procura indaga, media Usa indignati. Trasferito il militare che ha bendato Natale. Ma l’avvocato dissente: “Chi ha detto che non si può fare?”

“Basta ombre”. Di fronte ai giornalisti, il comandante provinciale dei carabinieri, Francesco Gargaro, alza la voce e esprime “disappunto e dispiacere” per i tanti dubbi sollevati sull’operato dell’Arma.

Quella foto dell’americano bendato in caserma sta facendo male alla Benemerita. I militari lo sanno: ha lasciato il segno. Ma forse ora si sta esagerando.

Giorgio Carta, ex carabiniere e avvocato che “da 23 anni” difende militari in diversi processi, lo dice senza indugi: “Bisogna smetterla con questo processo mediatico”. Come tanti altri non ci sta a puntare il dito contro l’operato dei carabinieri dopo la morte di Mario Rega Cerciello. “Posso immaginare la rabbia provata nell’arrestare le due persone accusate di aver assassinato il loro collega, ma sono sicuro che l’azione è stata gestita con assoluta professionalità e nel pieno rispetto delle regole”. Tanto da dubitare che chi ha preso la benda e l’ha legata sul volto di Gabriel Christian Natale Hjorth debba per forza subire delle conseguenze. Tutt’altro.

Scommessa azzardata, certo. Ma fondata su ragionamenti giuridici. E mentre la procura di Roma assicura massimo rigore nell’accertare i responsabili della “foto della vergogna”, per Carta dalle indagini non scaturiranno condanne penali. Niente di rilevante, quindi, se non sul piano disciplinare. Il motivo? “Bendare un fermato non è necessariamente un reato“.

Avvocato, lei dice di no. Ma molti assicurano che la bendatura configuri più di un illecito.
Ho letto ricostruzioni fantasiose che non condivido e che soffiano sul fuoco mai sopito dell’anti-polizia.

Eppure l’articolo 608 del codice penale punisce con 30 mesi di carcere il pubblico ufficiale che “sottopone a misure di rigore non consentite dalla legge” un arrestato.
È vero: la legge non prevede la bendatura, ma neppure la vieta. Chi dice che non è consentita?

Coprirgli gli occhi non è una quindi “misura di rigore”?
Le fattispecie previste dall’articolo 608 fanno riferimento a ben altre pratiche. Coprire gli occhi per un tempo limitato non credo vada a restringere ulteriormente la libertà personale del soggetto fermato.

Però l’articolo 610 c.p. punisce con 4 anni di carcere pure chi “con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa”.
Suvvia, era solo una sciarpa sugli occhi. Mi viene da pensare che tutti i poliziotti del mondo ridano dell’inaspettato polverone italiano sulla bendatura di un reo confesso dell’omicidio di un militare. Non oso pensare cosa sarebbe successo in qualsiasi altro Paese, dal Sudamerica al nord Europa.

Ma in Italia è comunque esplosa la polemica.
È stata una misura temporanea. E mi pare tutto fuorché una minaccia o una violenza. Torniamo con i piedi per terra, per favore.

C’è poi il reato di tortura (613 bis), quello introdotto da poco tra le mille proteste delle forze dell’ordine.
Questa norma ha presupposti molto severi. Punisce “violenze o minacce gravi”, quando si agisce con “crudeltà” oppure si cagionano “acute sofferenze fisiche” o “un verificabile trauma psichico”. Il reato è così grave, punito infatti col carcere fino a 12 anni, che non può assolutamente riferirsi ad una temporanea bendatura.

Mi dica: la foto potrebbe invalidare il processo o le dichiarazioni rese dall’americano?
Impossibile. Lo scatto precede l’interrogatorio e la stessa procura ha assicurato che non c’è stata alcuna forma di costrizione.

Chi ha bendato Natale non ha dunque commesso alcun reato?
L’unica violazione configurabile in astratto è quella che riguarda l’articolo 120 del codice penale militare che punisce con la reclusione fino a un anno il militare che “viola la consegna avuta”.

Ed è successo in questo caso?
Non è detto. Il diritto militare punisce solo la violazione di una consegna specifica regolatrice di un servizio specifico. E la consegna deve essere espressamente impartita. Quindi bisognerà capire se esiste una consegna che impedisca di bendare un fermato, il che è molto improbabile. Dunque la bendatura in sé, non accompagnata da altre violenze o privazioni, non mi pare sia un comportamento illecito nemmeno per il codice militare. E se pure lo fosse, il responsabile potrebbe estinguere il processo sul nascere, con una messa alla prova.

Però il carabiniere è già stato trasferito.
Questo perché a livello disciplinare non c’è la tassatività del diritto penale. Quindi è possibile che l’amministrazione possa valutare sanzioni amministrative di corpo, cancellabili in due anni e che comunque non inciderebbero sul mantenimento dello status di carabiniere.

Quindi non dovrà abbandonare la divisa?
Assolutamente no. Male che vada parliamo di uno o due mesi di sospensione dal servizio con mezzo stipendio.

Insomma: tutto fumo e niente arrosto?
È un polverone che oserei definire ridicolo, se confrontato con la gravità delle 11 coltellate inferte al brigadiere Cerciello. Non scherziamo.

Il Giornale.it

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