Benigni, nel Cantico la rivoluzione di San Francesco

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  • E’ “il santo più santo che ci sia, il personaggio del medioevo del quale si conosce di più in assoluto”, una “personalità irresistibile: tutti coloro che lo hanno conosciuto hanno lasciato qualcosa di scritto su di lui”, e se vivesse oggi “chiunque gli chiederebbe un selfie”, perché “è un uomo che diventa santo ma senza smettere di essere uomo”, “il più grande plasmatore di anime della storia dell’umanità”. Una personalità “eroica”, interpretata poi come “primo ecologista, ambientalista, femminista, non violento…”. L’attualità potente della figura di San Francesco è al centro del nuovo speciale che Roberto Benigni dedica all’interpretazione del Cantico delle Creature: ‘Francesco – Il cantico’ è il titolo della serata evento disponibile per la prima volta in streaming, in esclusiva su Paramount+ dall’8 dicembre. Citando fonti storiche e approfondimenti di autori – da Chiara Frugoni e Vittorio Sermonti a Eloi Leclerc – il premio Oscar sgombra il campo dall’iconografia classica del ‘poverello di Assisi’ legata alla biografia di Bonaventura da Bagnoregio: “I documenti che si sono salvati raccontano tutta un’altra storia”, sottolinea mentre si appassiona a raccontare infanzia e giovinezza del figlio di Madonna Pica e Pietro di Bernardone, facoltoso mercante di stoffe, che viaggia spesso con il padre in Francia (“di qui il soprannome di Francesco, che vuol dire francese, ma alla nascita era stato chiamato Giovanni”), al ritorno si diverte a ‘spoilerare’ la Chanson de Roland, compone canzoni, sciala con la brigata di amici, detta la nuova moda, “primo grande influencer della storia”. Poi l’incontro con la voce del Signore, a Spoleto, nella chiesa di San Damiano, fino alla grande svolta, quando ‘esce dal mondo’, mendica, dona tutto ai poveri e ai lebbrosi, accetta il processo pubblico in piazza e resta “nudo e felice, perché si è innamorato di madonna Povertà, la donna più bella e più nobile del mondo, la sposa di Cristo, rimasta vedova da undici secoli”. Uno scandalo per quei tempi, “sembrava uno che ha preso un acido, l’Lsd – sorride Benigni – e guida una rivolta generazionale in tutta la città, altro che il ’68”. Un’onda che “dimostra a tutti che un altro mondo è possibile. Francesco non è il poverello di Assisi, ha uno sguardo di fuoco sul mondo, Francesco che svetta su tutti e che non ha paura, anzi una ce l’ha, una sola, grande paura: quella di diventare disumano, indifferente al destino degli altri, degli ultimi”. I fedeli si moltiplicano, Papa Innocenzo III approva la Regola, Francesco consacra per sempre ‘sorella Chiara’. Ma quando si rende conto che non riesce più a gestire la comunità, che la povertà non piace più a nessuno, “si ritira sulla Verna, in crisi profonda” e alla fine della sua vita detta a frate Leone i suoi versi immortali, “Altissimo, onnipotente, bon Signore…”: “è il Vangelo secondo san Francesco, l’espressione più alta della sua vita, difficile da classificare, poesia, lode, inno, prosa liturgica, forse una canzone di cui non ci è pervenuta la musica”. Incredibili gli ultimi versi, “in cui “fraternizza con la morte mentre sta morendo veramente e chiama sorella anche l’ultimo nemico, la cosa che fa più paura al mondo: diventa vita anche la morte”. Il Cantico, chiosa Benigni, “è la prima poesia scritta in italiano e non in latino, l’inizio della nostra poesia che diventerà la più importante nel mondo”. Un testo “rivoluzionario, perché lodava il creato. Era la prima volta, una novità assoluta. Un testo in controtendenza. L’incanto di Francesco è che ci fa capire che non esistono sulla terra creature senz’anima, ci fa sentire che hanno un’anima anche l’erba, la terra, l’acqua, il vento, le pietre e i sassi. Un invito a partecipare alla nobiltà del mondo”.


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