“Bisogna chiudere le città”. Ma Conte (per ora) boccia il pugno duro

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  • Giuseppe Conte si trova ancora una volta a fare da mediatore: da una parte quelli che vorrebbero il pugno duro contro la movida; dall’altra chi condivide ovviamente l’importanza della salute ma sostiene che con il Coronavirus bisogna imparare a conviverci. Questa volta il premier non ha svolto il mero compito di trovare una sintesi, ma ha preso una posizione chiara: nessuna decisione drastica. Nelle scorse ore è stato forte il pressing di quella fazione che avrebbe voluto il coprifuoco, il quale però pare sia stato scongiurato nel nuovo Dpcm. Il presidente del Consiglio ha voluto avviare il suo solito iter: prima ha riunito il Comitato tecnico-scientifico e i ministri Boccia (Affari regionali) e Speranza (Salute) attorno al tavolo, poi è stato il turno della Protezione civile e del commissario Domenico; questa mattina il giro di consultazioni si concluderà con il coinvolgimento di Regioni e Comuni.

    Sono state sicuramente ore difficili, anche di duri scontri tra le due parti. Alla fine sembra che venga sposata la causa di una mini-stretta e non di una “mezza serrata” come auspicato da qualche esponente del governo. Dopo interminabili riunioni e bracci di ferro si stanno continuando a sistemare gli ultimi dettagli, visto che i nodi restano tanti. L’avvocato ha invitato tutti a evitare “fughe in avanti” e a frenare anticipazioni che “alimentano la confusione nei cittadini“. La parola sarà solamente sua: nel corso della conferenza stampa oggi illustrerà tutte le novità introdotte nel nuovo Dpcm. Continua comunque a ritenere che il lockdown e le varie forme di coprifuoco non rientrano nella strategia dei giallorossi per fronteggiare la seconda ondata.

    “La gente è stanca”

    Dunque le giornate di confronto aspro si concluderanno con la spiegazione della nuova stretta. Va precisato che Conte avrebbe preferito aspettare e monitorare la curva epidemiologica prima di varare altre misure, magari dieci giorni di tempo per osservare gli effetti delle misure del precedente Dpcm. Ma la linea interventista del Partito democratico e soprattutto del ministro della Salute Speranza non poteva essere completamente ignorata. Nonostante ciò è riuscito, almeno per il momento, ad arginare il piano dei rigoristi. Perciò niente coprifuoco e niente lungo elenco di serrate. La possibilità di rinchiudere in casa gli italiani e di far uscire loro solo se muniti di autocertificazione in caso di “comprovate esigenze” viene esclusa.

    Secondo le indicazioni consegnate dagli scienziati al governo, riporta La Stampa, andrebbero subito resi operativi lockdown totali nelle città più colpite dal contagio, dove l’indice Rt è schizzato. La loro posizione è ormai nota: bisogna chiudere quei territori oppure di questo passo si arriverà a 16mila contagi in una settimana. Il concetto che Conte va ripetendo però è chiaro: “Non siamo a marzo, dobbiamo adottare scelte proporzionate e ponderate“. Da qui, rivela il Corriere della Sera, la scelta di adottare una linea meno rigida: “La gente è stanca ed esasperata e c’è il rischio di disordini sociali“.



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