Bloomberg contro l’Italia: una crisi economica in arrivo?

Nella giornata del Sabato Santo Bloomberg ha pubblicato un editoriale a firma dell’articolista Marcus Ashworth riguardante la condizione economica del nostro Paese, considerata dall’autore prossima al disastro. Secondo Ashworth e Bloomberginfatti, “il deficit di bilancio sta deragliando fuori controllo, e a un certo punto Bruxelles dovrà intervenire per far fronte alla sempre più probabile violazione delle sue regole fiscali” in una situazione che vede la Lega e il  Movimento Cinque Stelle “negare la realtà”. Considerazioni legittime ma, sotto certi punti di vista, semplicistiche.

Le imprecisioni di Bloomberg

La lunga trafila che ha portato l’Italia e la Commissione europea a accordarsi per un deficit al 2,04% del Pil ha visto il governo Conte, al termine della mediazione condotta dal premier in persona, incassare il via libera in cambio della concessione di un’onerosa “cambiale” basata sull’imposizione delle durissime clausole Iva che rappresentano il pomo della discordia nella strada che dal Def porterà alla manovra.

Volendo usare il rapporto deficit/Pil e la soglia fatidica del 3% come unità di misura, anche dopo che per ammissione del suo stesso ideatore Guy Abeille è stata confermata la sua natura di “regola semplice e utilitaristica, priva di fondamento scientifico”, vedremo infatti che l’austerità del governo Conte è stata e, in prospettiva, sarà superiore a quella dei governi Renzi e Gentiloni, che portarono a ripetizione il deficit sopra il 2% del Pil, e ha riguardato in maniera notevole gli investimenti pubblici, penalizzati mai come prima nel contesto dell’ultima manovra finanziaria.

La politica economica italiana non fuga il rischio di crisi

L’addebito di Bloomberg, ripreso in Italia da testate come Huffington Post che paventano una svendita massiccia dei nostri titoli di Stato e una fiammata del nostro spread, va dunque invertito. Al governo mancano clamorosamente gli uomini di spessore per fronteggiare i rischi di una recessione globale e per concretizzare in misura di politica economica i dati positivi che ancora si riscontrano nell’analisi della realtà, come le notizie sulla produzione industriale che ci vede in vetta in Europa nel 2019.

Solo il rilancio della domanda interna tagliata in passato assieme agli investimenti potrà sbloccare la crisi italiana e portare il Paese in territori di crescita positivi.

Come scritto su Gli Occhi della Guerra, “la domanda interna, risulta il cardine su cui basarsi per sperare in una nuova crescita”. Paolo Savona lo aveva segnalato in fase di scrittura dell’ultima manovra economica. “L’intervento esterno o lo stimolo è quello che si rende necessario in una situazione in cui le banche non possono, da sole, che fare quello che fanno con meno crediti e in cui per rispettare i vincoli europei si dovrebbe addirittura fare politiche pro-cicliche aumentando le tasse”. Una vera e propria follia, certamente, ma il rimedio finale trovato dal governo, pur sanando doverosamente la clamorosa ingiustizia sociale della legge Fornero, non dota l’Italia dei grandi strumenti antirecessione di cui necessiteremmo in maniera vitale.

La navigazione, oggigiorno, è a vista. Anche perché i litigi tra Lega e Cinque Stelle non aiutano a trovare una quadra basata su progetti comuni di lungo termine e, al tempo stesso, sullo sfondo si staglia la minaccia di un nuovo scontro tra la Commissione e il governo Conte nel processo economico autunnale. Le incertezze su chi saranno i giudici della politica economica italiana non contribuiscono a diradare le nebbie. Il Giornale.it