Boateng e Muntari Barcellona cancellato I catalani in versione sonnifero choccati dai rossoneri. Montolivo e il Faraone ispirano. I due ghanesi decidono. Franco Ordine, Il Giornale

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2013-02-muntariMilano – Sono queste le serate da Milan. Serate indimenticabili che lasciano il segno nei cuori e negli occhi, oltre che nel tabellino della Champions.

Il Milan, il giovanissimo Milan, senza Balotelli in tribuna, con qualche assenza nei ranghi, mette sotto il famoso Barcellona e lo castiga con un 2 a 0 che può dare un sapore dolcissimo alla notte oltre che all’esito degli ottavi. Da decidere tra un paio di settimane, al Camp Nou. Notte da Milan, esaltato nell’occasione da un paio di esponenti del suo battaglione nero, Boateng e Muntari, due grandi lavoratori, che pestano nel mortaio prima di trovare l’occasione per mettere una firma d’autore. Non è un 2 a 0 banale, sgraffignato al modo del calcio all’italiana, no è un successo secco e perentorio, mai in discussione, frutto di grande abilità tattica e anche di una prova strepitosa di tutta la squadra. Senza eccezioni. Perché se El Shaarawy non segna, consegna a Muntari il 2 a 0 come una stella filante. E se Pazzini si batte come un leone, è Boateng, da centravanti puro, a cogliere una palletta vagante trasformandola in una folgore. Anche la vituperata difesa rossonera conosce una prova di gloria purissima: pochissimi gli errori, neanche uno da Mexes. Mettono nella rete Messi e lo lasciano a guardare. Da stringere la mano ad Allegri: può dire, con orgoglio, ecco la partita perfetta.

Nessuna sorpresa, nessuna meraviglia quando gioca il Barcellona: copione scontato, garantito. I catalani prendono subito il pallino e lo portano in giro per il prato a loro piacimento fino alla tre-quarti, prima di ritrovarsi dinanzi alla barriera compatta del Milan che resiste senza grandi difficoltà. Non c’è la marcatura a uomo su Messi, ma c’è la gabbia, aperta e chiusa da Ambrosini, così da costringere Leo ad abbandonare la pista centrale protetta da Mexes e Zapata, per defilarsi verso il fianco destro alla ricerca di libertà e spazio. Il Milan lascia il possesso palla ai rivali (67% nel primo tempo, tanto per non perdere le buone abitudini), arretra senza rinculare in modo pericoloso e appena guadagna qualche metro fa scattare il contropiede che ha una sola lama a disposizione, quella di El Shaarawy. Sua la prima percussione che scopre la difesa spagnola mal disposta (Puyol evita il peggio), suo il passaggio da corner per Boateng che trova distratto tutto il Barcellona ma la sua volèe non è di quelle memorabili. Ambrosini è il capo-ciurma e si vede, Montolivo lo segue e lo imita persino nei contrasti, peccato che Muntari non sia all’altezza del compito e che Boateng non ottenga dal suo podismo frenetico un meritato premio.
La virtù più reclamizzata, nel calcio, è però quella della pazienza e appena se ne verificano le condizioni, ecco che proprio Boateng raccoglie un pezzo di gloria per marchiare a fuoco la propria esibizione. Succede tutto intorno all’ora di gioco e sugli sviluppi di una punizione che mette in crisi il sistema difensivo del Barcellona: il tiro dal limite di Montolivo schizza su un braccio di Zapata, Boateng ha l’abilità di cogliere il rimpallo al volo e trasformarlo in una girata spettacolare che infiamma San Siro e accende la sfida.

Della famosa armata, palleggio a parte, si coglie la solita ricerca, ossessiva, dello scambio corto, dell’uno-due, della geometria fatta apposta per aprire varchi nella tenera corazza rossonera. Subito il gol, i campionissimi restano prima di sale, poi schiumano rabbia (non mancano gli scontri duri, Puyol-Pazzini è uno di questi), quindi riprendono il pallino del gioco trascinandolo in giro per San Siro alla ricerca del valico giusto. Iniesta è il primo, a 20 minuti dal gong a farsi vivo dalle parti di Abbiati con il primo tiro degno di nota, seguono una punizione di Xavi (sopra la traversa) e poco altro ancora. Ma non hanno la sicurezza di altre serate, e neanche le cadenze serrate, come se avessero perso la bussola, improvvisamente oltre che il talento del loro fuoriclasse, disperso. Anzi, nel guadagnare metro dopo metro, finiscono con lo scavarsi gallerie sotto i piedi. E in una di quella spunta il sinistro di Muntari al culmine di una combinazione Niang-El Shaarawy che è un piccolo manuale di calcio manovrato e fa il 2 a 0. L’arrivo di Niang (per Pazzini consumato dalle sportellate con Piquè e Puyol) è una delle mosse felici di Allegri che può godersi una serata mitica, quella di Sanchez non risolve grnachè.

 

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