Si è chiuso oggi a Bologna un calvario giudiziario infinito per M.G., dipendente dell’IBS (ex Istituto Bancario Sammarinese) finito anni fa dentro un’inchiesta pesante per abusivismo finanziario e usura.
I fatti risalgono addirittura al 2009 e riguardavano un giro di assegni post datati per oltre 420.000 euro.
In pratica, un imprenditore italiano che aveva bisogno di soldi subito si era rivolto a due soggetti che scontavano gli assegni a San Marino applicando però tassi da strozzini.
Il dipendente IBS era finito nei guai per una questione di famiglia, visto che uno dei due era suo zio.
Quando lo zio era rimasto senza liquidità sul conto, aveva chiesto al nipote un favore personale per anticipare le somme. Da li erano partite le intercettazioni della finanza e l’incriminazione.
Il processo è stato un vero labirinto: prima l’assoluzione in primo grado, poi la condanna in appello a Bologna dopo il ricorso del Pm, e infine la Cassazione che ha annullato tutto.
Oggi nell’udienza definitiva è arrivata la svolta: la vittima dell’usura, risentita in aula, ha confermato di non aver mai avuto contatti con M.G. ma solo con gli altri due italiani (che avevano già patteggiato).
Alla fine pure la Procura Generale si è convinta e ha chiesto l’assoluzione insieme alla difesa. M.G. è stato quindi assolto da entrambi i reati per non aver commesso il fatto.
In aula per la difesa c’erano l’avv. Monica Rossi e l’avv. Jakub Nowacki dello studio Petrillo.
Dopo dodici anni di fango, la vicenda si chiude con la piena innocenza dell’imputato











