Bologna, il Tar cancella la “Città 30”: accolto il ricorso dei tassisti contro le ordinanze comunali

Il Tribunale Amministrativo dell’Emilia-Romagna ha impresso ieri una brusca frenata al progetto sulla mobilità sostenibile del capoluogo emiliano, accogliendo le istanze presentate dai rappresentanti della categoria dei tassisti. Con una sentenza che è destinata a far discutere, i giudici hanno annullato il provvedimento noto come “Città 30”, facendo decadere sia il Piano particolareggiato del traffico urbano sia le ordinanze che avevano abbassato il limite di velocità a 30 chilometri orari sulla maggior parte della rete viaria cittadina.

Le motivazioni della sentenza
Al centro della decisione amministrativa vi è un vizio di forma riguardante l’applicazione del Codice della Strada. Il Tar ha contestato all’amministrazione guidata da Matteo Lepore il metodo utilizzato per l’introduzione dei nuovi limiti: il Comune, secondo i giudici, avrebbe operato un inasprimento generalizzato delle soglie di velocità, rendendo i 30 all’ora la norma e i 50 l’eccezione riservata alle arterie ad alto scorrimento. La sentenza stabilisce invece che tale limitazione non può essere applicata indistintamente, ma deve essere disposta in maniera puntuale, strada per strada, analizzando le specifiche necessità di ogni tratto viario.

La soddisfazione dell’opposizione
La pronuncia del tribunale è stata accolta con favore dalle forze politiche di opposizione che avevano sostenuto la battaglia legale. Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, ha commentato l’accaduto sottolineando come il ricorso, promosso anche tramite l’europarlamentare Stefano Cavedagna, abbia fatto emergere l’illegittimità dell’azione comunale. Secondo l’esponente di FdI, l’amministrazione avrebbe agito al di fuori delle proprie competenze per finalità che egli ha definito propagandistiche e demagogiche, a danno dei cittadini. Bignami ha comunque ribadito la disponibilità a collaborare sul tema della sicurezza stradale, pur rammaricandosi per i due anni necessari ad ottenere questo verdetto.

I dati sulla sicurezza e la replica del Sindaco
Il provvedimento, entrato in vigore esattamente due anni fa dopo una fase sperimentale avviata il 16 gennaio 2024, era stato difeso dal Comune portando come prova i risultati ottenuti in termini di sicurezza. L’amministrazione ha evidenziato come, nel primo anno di applicazione, si sia registrato un calo del 13% degli incidenti totali, una diminuzione dell’11% dei feriti e, dato ancor più rilevante, un dimezzamento dei decessi sulle strade urbane.

Nonostante l’annullamento formale, il sindaco Matteo Lepore non intende archiviare il progetto. Il primo cittadino ha interpretato la sentenza come un rilievo su questioni prettamente burocratiche relative agli atti, sostenendo che il tribunale ha comunque confermato la funzione pianificatoria dell’ente locale sui limiti di velocità. Lepore ha assicurato che la “Città 30” proseguirà, ribadendo l’impegno preso con i familiari delle vittime della strada per ridurre l’incidentalità e salvare vite umane, obiettivi che ritiene siano stati perseguiti con efficacia nell’ultimo biennio.