Hanno postato le immagini dello stupro di massa – 40 secondi divenuti in un amen virali – sui social network e poi è stata la vittima, una sedicenne, a usare internet per accusarli e per dire che «non è l’utero che fa male, ma l’anima: l’esistenza di persone come queste è assurda». I violentatori sono 33, quattro già arrestati e fra loro uno dei «craque», le grandi speranze, del calcio brasiliano, il ventenne Lucas Perdomo Duarte Santos, centrocampista del Boavista, ufficialmente fidanzato della ragazzina.
Un crimine che ha sconvolto non solo la metropoli carioca, che con fatica sta avvicinandosi alle Olimpiadi del 5 agosto, ma tutto il Brasile e che ha avuto una forte eco anche alle Nazioni Unite. L’episodio è stato condannato dal presidente (sospeso) Dilma Rousseff, mentre quello che le è succeduto ad interim, Michel Temer, ha dichiarato che sarà creata una sezione apposita antistupro nella Polizia federale.
Il fatto è avvenuto la settimana scorsa nella favela di Sao José Operario, a Jacarepeguà, nella zona ovest di Rio, dove si svolgeva una grande
festa da rua con musica funk a tutto volume e canzoni spesso accostate a droga, violenza, sopraffazione.
La sedicenne si è recata nella casa di un trafficante di stupefacenti con il quale aveva avuto una relazione e lì sarebbero cominciate le violenze, andate avanti due notti. Secondo il racconto della ragazza, quando si è ripresa era in un’altra abitazione e «c’erano trentatré uomini sopra di me», alcuni armati.
Era nuda, ferita e drogata.
Quando è stata soccorsa era in evidente stato di choc. Portata all’ospedale ginecologico Maria Amelia, ha tentato di fuggire ed è stato il padre a fermarla. «Si sono divertiti con lei – ha detto –, hanno rischiato di ammazzarla, è così traumatizzata che piange solamente». «Ho visto il video – ha rincarato il nonno –: scioccante». Il Resto del Carlino