UNA VITA passata in panchina, da Napoli a Bologna, passando per Reggio Calabria e Verona, fino all’esperienza indiana al Pune di un anno fa. Franco Colomba, sessanta anni compiuti a febbraio, è spettatore interessato di questa serie A scoppiettante.
Il titolo di queste prime dodici giornate sarebbe: il cinismo dell’Inter contro il calcio spettacolo di Fiorentina, Napoli e Roma. O c’è dell’altro?
«Inter squadra più concreta certo, però va detta una cosa».
Prego.
«Le altre squadre, anche quelle che hanno cambiato guida tecnica, hanno iniziato il loro lavoro già da anni, si sono semplicemente perfezionate. Mentre l’Inter arriva da una stagione semifallimentare. Quando si ricostruisce è difficile avere una propria fisionomia di gioco. Ed è questo finora il difetto dei nerazzurri. L’Inter è l’unica squadra che non ha un modulo definito ed è molto legata alle individualità. Individualità che, va detto, Mancini è bravissimo a sfruttare».
Cosa manca a Mancini?
«Un regista a cui affidare la costruzione del gioco».
E’ l’identikit di Pirlo.
«Beh, non so se lo prenderanno davvero. Di sicuro se l’Inter avesse Pirlo avrebbe già vinto lo scudetto. E’ il tipo di giocatore che prende in mano la partita, in grado di cambiarla in ogni momento».
Ma se la squadra in testa al campionato cerca in un 36enne appena andato negli Stati Uniti la soluzione dei propri problemi non le sembra un fallimento per il calcio italiano? Non ci sono più giovani Pirlo da crescere?
«Giovani ci sono ma in Italia non gli danno tempo. Giocano poco e fanno fatica a fare esperienza. Diciamo che intorno a loro c’è poca fiducia. Se pensiamo a cosa è successo a Verratti, finito a giocare in Francia. Oggi vedo un giocatore più che promettente come Sensi del Cesena e penso che se non ci sarà una società pronta a investire su di lui magari seguirà le orme di Verratti e finirà all’estero».
Pirlo o non Pirlo l’Inter dovrà comunque vedersela con la Fiorentina, la squadra che forse ha più impressionato a livello di calcio espresso in questo inizio di stagione.
«Sousa è stato bravissimo a sintetizzare il possesso palla di Montella. Poi però ha aggiunto verticalizzazioni improvvise che fanno male».
E del Napoli che dice? Lei quell’ambiente lo conosce, quanto è difficile fare bene in una piazza del genere? Quanti meriti ha Sarri?
«Ormai sono passati più di dieci anni dalla mia esperienza napoletana. Però, guardi, a Napoli se hai una squadra di spessore non ci sono poi tanti problemi. Quest’anno ci sono giocatori forti, allenatore preparato e società competente. Con questo mix vincere non è difficle. A Napoli semmai è difficile quando non hai una squadra, perché in altre piazze hai meno pressione. Lì invece quando le cose vanno male uscirne è sempre difficile. Ma la pressione può essere anche positiva, perché a Napoli è sempre travolgente».
Un po’ come a Roma. A inizio stagione in tanti chiedevano l’esonero di Garcia. Ora il francese è a un punto dalla vetta e può benissimo passare il turno in Champions.
«A Roma stanno portando avanti un buon lavoro da anni, sono arrivati risultati importanti, magari senza trofei, ma i giallorossi sono sempre lì a giocarsela. Ora si sta passando da una dipendenza da Totti durata venti anni a una Roma senza il suo capitano, una Roma diversa. E’ una squadra che lavora molto bene in contropiede, meno in fase di chiusura. Però quest’ anno Garcia ha anche un centravanti come Dzeko in grado di fare la differenza».
Quindi per ora la lotta allo scudetto è una questione a quattro tra Inter, Fiorentina, Napoli e Roma? E la Juventus dove la mettiamo?
«La Juve sta piano piano superando lo choc di essere rimasta senza due giocatori come Pirlo e Tevez. Non è mai facile, poi, ripartire con la stessa fame dopo che hai vinto gli ultimi quattro scudetti e hai perso una finale di Champions. C’è una cosa però che non va in questa Juve: soprattutto in campionato l’approccio alle partite è sbagliato. Non puoi sperare sempre di riuscire a ribaltare un risultato come successo a Empoli. E’ questo il motivo del ritardo in classifica».
E il Milan? L’Atalanta ha mostrato nuovamente i limiti della squadra di Mihajlovic.
«Il problema del Milan è semplice: quando sei abituato a dominare non riesci ad accettare di vivere stagioni sottotono. Sono stati spesi tanti soldi in estate ma le lacune non sono state colmate. Anche se, comunque, nelle ultime quattro partite Mihajlovic ha portato a casa dieci punti. E’ un Milan in ripresa ma questa ripresa va completata».
Quando rivedremo Colomba in panchina?
«Dall’esperienza in India sono passati undici mesi. Sto aspettando una chiamata, i risultati negli ultimi anni sono dalla mia parte. Non mi resta che aspettare l’occasione giusta, magari all’estero».
