Il Toro riparte con una sconfitta, ma anche con qualche segnale incoraggiante in una sfida piena di insidie e dal pronostico non certo favorevole: a Napoli hanno perso Juve, Fiorentina, Inter e la Roma ha pareggiato con un atteggiamento a dir poco remissivo. I granata sono andati sotto, si sono rimessi in equilibrio, sono rifiniti al tappeto pagando un errore elementare della difesa.
Cosa ha funzionato…
– la squadra ha dato la sensazione di aver metabolizzato il doppio, amarissimo, ko con la Juve in Coppa Italia e con l’Udinese all’Olimpico il 20 dicembre scorso. “Noi siamo un gruppo che deve giocare a calcio, non siamo capaci di vivacchiare: ecco – così Ventura – con il Napoli abbiamo ripreso il discorso interrotto prima delle feste. Niente di straordinario, ma qualcosa si è visto…”.
– Baselli ha dimostrato, soprattutto nel primo tempo, che ha la capacità di dirigere le trame d’attacco con continuità: la stagione dovrà servire per convincersi (e convincerlo) ad occupare anche fisicamente il ruolo del regista là in mezzo
– le fasce devono ridiventare il punto di forza della fase d’attacco perché, anche al San Paolo, è da là che si è accese la luce nelle poche, vere, occasioni. Oggi manca ancora Avelar, a breve il buco sarà colmato, forse già con la sfida al Frosinone.
Cosa non ha funzionato…
– là dietro, la difesa perde equilibrio troppo spesso, a Napoli sulla catena di destra. Il motivo sembra l’attitudine a trasformarsi in ala di Bruno Peres. La soluzione? Zappacosta dà più garanzie in fase di copertura, Bruno Peres potrebbe adattarsi altrove
– cosa accade a Belotti? Al San Paolo è stato praticamente nullo il suo apporto, anche senza palla: c’è da interrogarsi su quale sia il modo di sviluppare le idee d’attacco per sfruttarne al meglio le indubbie qualità
– il punto debole della qualità che manca in fase di costruzione è datato, ma, adesso, rischia di diventare una costante. Già detto di Baselli (potrebbe essere lui la soluzione), occorre dare una scossa per invertire la rotta.
La Stampa