Le “puntate” precedenti della “serie” Repubblica Futura “contro” GiornaleSM per nascondere sotto il tappeto un passato politicamente scomodo?:
– Capitolo 1: Antonella Mularoni e la “cacciata” di Caringi durante l’ispezione a Banca Partner
– Capitolo 2: Antonella Mularoni al fianco di Gatti (che oggi si vergogna di quelle azioni) nell’esercitare “ingerenze e pressioni” su Bcsm
Riportati alla memoria i fatti del 2010 e del periodo immediatamente precedente -nei quali si evidenzia il dubbio di una precisa responsabilità politica riconducibile, fra gli altri, ad Antonella Mularoni, all’epoca Segretario di Stato di nomina Alleanza Popolare, oggi seduta sui banchi parlamentari di Repubblica Futura-, seguendo una precisa cronologia temporale, arriviamo al 2012, quando Banca Partner acquisisce il Credito Industriale Sammarinese dando vita alla tristemente famosa Banca CIS, attorno alla quale, poi, si sono inscenati un po’ tutti -o quasi- gli eventi che con apice nella seconda metà del decennio scorso hanno devastato i conti pubblici dello Stato sammarinese e compromesso nientemeno che il Diritto nella più antica democrazia del mondo.
All’indomani della “cacciata” del responsabile della vigilanza di Banca Centrale di San Marino avvenuta pochi giorni dopo l’avvio di una ispezione presso Banca Partner –licenziamento in cui la Mularoni, quindi l’allora AP, ebbe un ruolo di primo piano, arrivando a rilasciare dichiarazioni poi apparse su IlSole24Ore (leggi qui)- e delle conseguenti e “velenose” dimissioni del Presidente e del Direttore Generale, la governance del sistema bancario e finanziario venne affidata -su nomina direttamente o indirettamente politica- a Ezio Paolo Reggia nel ruolo di Presidente, mentre il Coordinamento di Vigilanza viene completamente rinnovato con la nomina di Francesco Ielpo e Andrea Vivoli, mentre Mario Giannini, il successivo 17 marzo, viene nominato Direttore generale.
La nomina del Presidente da parte del Consiglio Grande e Generale avvenne il 26 febbraio del 2010 e, in quei giorni, al governo del Paese -come durante la “cacciata” del Responsabile della Vigilanza- c’era una coalizione palesemente a guida Alleanza Popolare, che deteneva con la stessa Mularoni e con Valeria Ciavatta le due più importanti Segreterie di Stato del Titano, ovvero, rispettivamente, Affari Esteri e Affari Interni.
Stesso assetto governativo anche nel settembre dell’anno successivo, il 2011, quando Renzo Ghiotti rileva il dimissionario Ezio Paolo Reggia alla Presidenza di Bcsm.
Si arriva così, con questo assetto ai vertici di Bcsm e con lo stesso governo a guida Alleanza Popolare (oggi Repubblica Futura), al fatidico 3 luglio 2012, quando si “celebra” la nascita di Banca CIS, conseguente all’acquisto da parte di Banca Partner delle quote di Credito Industriale Sammarinese, cedute da Cassa di Risparmio di Rimini su ordine di banca d’Italia in seguito alla profonda crisi in cui era piombato l’istituto di credito riminese. Amministratore Delegato di questa nuova realtà bancaria biancazzurra venne nominato fin da subito un nome oggi “drammaticamente” noto: Daniele Guidi, il quale ha fatto perdere le sue tracce da da tempo.
Come poi Banca Cis è sopravvissuta negli anni e come è finita è storia ormai nota. Ma continuiamo a procedere per gradi, in una sequenza temporale, nell’evidenziare fatti concreti, accertati ed eventuali responsabilità politiche che sono alla base della “deriva” del sistema bancario sammarinese del decennio scorso, che, poi, sembra essere la causa prioritaria del miliardo e passa di euro di debito pubblico attuale.
La fusione fra l’unico “sportello” di Banca Partner e gli “sportelli” dell’istituto fondato da Banca Antonveneta poi ceduto a Carim, che diede vita a Banca CIS, dovette superare il vaglio di Banca Centrale e dei suoi organismi di controllo. E li superò… Seppure in maniera, diciamo, controversa, almeno secondo le conclusioni della Commissione parlamentare di inchiesta “su presunte responsabilità politiche o amministrative che hanno coinvolto la società Credito Industriale Sammarinese Banca CIS e sulle crisi bancarie”.
Infatti, nientemeno che il Vice Direttore Generale Emilio Gianatti (salito in carica nel settembre 2012, quindi successivamente al “matrimonio” bancario) non esitò a dichiarare di fronte ai Commissari incaricati di condurre l’indagine politica, che alla base del via libera all’operazione bancaria da cui nacque Banca CIS, ci fu una “due diligence leggera”, ovvero delle verifiche “leggere”.
In pratica, leggendo la relazione conclusiva della Commissione d’inchiesta e riassumendola all’estremo, si deduce che questa acquisizione fu basata su una verifica superficiale degli affidamenti principali, senza produrre una necessaria verifica, un rigoroso esame dei rischi associati.
Se alla guida di Bcsm, nel 2012, ci fossero stati ancora Luca Papi e Biagio Bossone, i quali, non dimentichiamolo –leggi qui-, denunciarono con decisione nientemeno che ai Capitani Reggenti il clima di pressione politica finalizzato ad “ammorbidire” le ispezioni e, interpreto io, a chiudere un occhio se non tutti due sulla situazione finanziaria di finanziarie e banche sammarinesi… Se, dicevo, alla guida di Bcsm ci fossero stati ancora Papi e Bossone, coadiuvati da Caringi alla vigilanza, quell’operazione di acquisto di Credito Industriale da parte di Banca Partner si sarebbe potuta realizzare? I sammarinesi avrebbero, quindi, dovuto subire il disastro poi creatosi attorno a quella banca? Probabilmente no, almeno a mio parere.
Per un motivo semplice: forse, in quell’estate 2012, se il “cacciato” Caringi avesse potuto portare a termine quella verifica presso Banca Partner, tutti i “nodi” sarebbero venuti al pettine nel 2010, ben prima del 1 luglio 2012, rendendo impossibile quella fusione con il CIS, peraltro precedentemente balzato alla ribalta delle cronache internazionali per aver “ospitato” i fondi neri degli 007 italiani.
Ma non solo -forse- non sarebbe nata in quei termini Banca CIS: se quell’operazione non si fosse mai realizzata vien da pensare che il Titano non avrebbe mai dovuto fare i “conti” con il finanziere lucano Francesco Confuorti, oggi rinviato a giudizio, fra l’altro, per associazione a delinquere unitamente a Daniele Guidi, Marino Grandoni e alcuni vertici di Bcsm e Banca CIS.
Difatti -e lo si legge sempre nelle conclusioni della Commissione d’inchiesta- lo stesso Confuorti avrebbe avuto “un ruolo attivo nel finanziamento dell’operazione di fusione fra Banca Partner e Banca CIS”. Avrebbe, il finanziere lucano, acquisito tutto il potere che sembra aver avuto nel decennio scorso, arrivando ad essere indicato come il “capo occulto del governo AdessoSm” (Gian Nicola Berti in Consiglio Grande e Generale) se Banca Cis non fosse mai nata? Probabilmente -e sempre a mio parere- no…
Ma torniamo ai fatti. E, segnatamente, a Banca CIS che fin da subito evidenzia forti criticità. La debolezza finanziaria strutturale -non evidenziata dalla precedente “verifica leggera” condotta da Bcsm- unita al contesto operativo limitato dalla rottura dei rapporti con Banca d’Italia conseguente alla “cacciata” da parte del governo a guida Alleanza Popolare nel 2010 di Stefano Caringi dalla Vigilanza di Banca Centrale, che compromette ogni prospettiva di sviluppo del sistema bancario sammarinese all’esterno del Titano in un momento di raccolta in continua contrazione- costringe lo Stato a riconoscere (stima aggiornata al 2017) circa 74 milioni di euro in credito di imposta a Banca Cis, a fronte dei 30 preventivati e conseguenti all’acquisizione di Euro Commercial Bank, che cessò la sua attività nel 2013.
“La mancanza di un tetto al credito d’imposta -conferma la relazione conclusiva della Commissione parlamentare di indagine- genera un meccanismo ‘anomalo’ legato al fatto che eventuali inefficienze nel recupero del credito acquisito da Euro Commercial Bank, da parte di Banca CIS o delle sue controllate preposte a tal fine, risulta assolutamente irrilevante in termini di bilancio, in quanto completamente compensato dalla posta attiva (fittizia almeno fino a quando la banca non sia in grado di produrre utili) del credito d’imposta”. Come dire: le inefficienze i i fiaschi di Banca Cis li paga lo Stato… O, meglio, non incidono sulla solidità apparente della stessa Banca CIS, poiché il credito di imposta statale va a “gonfiare” gli attivi nel bilancio aziendale.
Euro Commercial Bank non fu l’unica banca a chiudere in quegli anni, visto che prima di essa, nel 2011, cessarono la loro attività anche Banca Commerciale e Credito Sammarinese.
E anche su queste tre “eutanasie” bancarie andrebbe aperta una parentesi, se non altro per chiedersi -nel “pesare” le eventuali responsabilità politiche di chi volle “cacciare” via Caringi- se siano conseguenza della rottura dei rapporti fra San Marino e Banca d’Italia determinata dalla stessa “cacciata” voluta dal governo nel 2010 che, come già evidenziato, appariva a guida Alleanza Popolare e sulla cui operazione mise fortemente la “faccia” l’allora Segretario di Stato Antonella Mularoni.
Sarebbe stata così devastante la crisi del sistema bancario di quegli anni, che vide soccombere tre banche, in un clima di seria collaborazione con Banca d’Italia, compromesso -lo evidenzio ancora vista la gravità di quella scelta- dal licenziamento politico di Caringi?
Chiuso anche questo terzo capitolo della “serie”, torniamo al filo conduttore di questa serie di approfondimenti storici: Repubblica Futura “contro” GiornaleSM per nascondere sotto il tappeto un passato politicamente scomodo? Dietro l’interpellanza ormai nota di Repubblica Futura, nata come un’araba fenice sulle “ceneri” di Alleanza Popolare, c’è forse la volontà di delegittimare o “azzittire” l’unica “voce” che chiede con forza e determinazione di fare piena luce e rivelare chiaramente ai cittadini -che poi sono quelli che pagano il disastro economico delle casse pubbliche determinato nel decennio scorso- sulle responsabilità politiche che sono alla base della gestione “scellerata” del sistema bancario sammarinese e dell’occupazione di delicatissimi posti chiave della governance bancaria da parte di un -così lo definisce il Commissario Elisa Beccari nel suo decreto di rinvio a giudizio (leggi qui)- “gruppo criminoso” e, aggiungo io, forse nientemeno che sovversivo avendo perseguito interessi privati grazie all’occupazione di governance pubbliche?
Enrico Lazzari