Il taglio delle accise varato dal governo due settimane fa è già stato azzerato dai rincari. Secondo i dati di Staffetta Quotidiana, oggi il gasolio self service ha raggiunto 2,022 euro al litro, lo stesso livello precedente all’intervento fiscale da mezzo miliardo di euro. La benzina self si attesta a 1,738 euro, mentre in autostrada i prezzi salgono ulteriormente: diesel a 2,08 euro e benzina a 1,796.
A trainare i rialzi è il ritorno del Brent oltre i 100 dollari al barile, che ha vanificato in pochi giorni lo sconto di 24,4 centesimi sulle accise. Le tensioni sullo Stretto di Hormuz e l’incertezza sul conflitto in Iran continuano a pesare sui mercati petroliferi, nonostante gli annunci ottimistici dell’amministrazione Trump.
Perché i prezzi non scendono subito
Il meccanismo è noto: le compagnie acquistano il greggio con qualche giorno di anticipo, e le scorte pagate a prezzi elevati devono essere smaltite prima che i listini possano calare. A questo si aggiunge il cosiddetto effetto “razzo e piuma”: i prezzi alla pompa salgono rapidamente quando il petrolio aumenta, ma scendono con estrema lentezza quando il greggio cala. Un’asimmetria che favorisce i distributori e amplifica la frustrazione degli automobilisti.
Il taglio delle accise scadrà il 7 aprile: il governo spera che il ciclo dei rincari si esaurisca entro quella data, ma tutto dipende dall’evoluzione della crisi nel Golfo Persico.
Due scenari possibili
Se le tensioni attorno a Hormuz dovessero rientrare rapidamente, il mercato potrebbe stabilizzarsi. Secondo il Baker Institute for Public Policy, con un traffico ridotto ma non interrotto il Brent potrebbe assestarsi tra 90 e 100 dollari. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha già annunciato la disponibilità a rilasciare fino a 400 milioni di barili di riserve strategiche. In questo scenario, la benzina potrebbe tornare a 1,65-1,70 euro e il gasolio scendere sotto 1,90 euro.
Se invece il conflitto dovesse protrarsi oltre aprile, il quadro cambierebbe drasticamente. L’Arabia Saudita ha avvertito che le scorte strategiche occidentali si stanno esaurendo e i margini di aumento produttivo dell’Opec+ sono quasi nulli. Secondo le proiezioni di Riad, il barile potrebbe toccare i 180 dollari. A quel livello, il gasolio raggiungerebbe 2,50-2,60 euro al litro e la benzina supererebbe i 2,50 euro, con conseguenze pesanti su trasporti, inflazione e potere d’acquisto delle famiglie.












