Cesena, 8 feb. “È sufficiente pronunciare la formula ‘talaq…talaq…talaq’, o anche una sola volta ‘talaq’, perché un marito di religione islamica, esercitando il diritto potestativo che gli riconosce la sharia, possa sciogliere il matrimonio ripudiando la moglie senza che quest’ultima possa opporsi o addirittura esserne consapevole. È quanto emerge dalle cronache in relazione a una sentenza di qualche giorno fa della Corte di Appello di Ancona che avrebbe accolto il ricorso di una donna del Bangladesh che ha scoperto di essere stata ripudiata dal marito tramite una sentenza di divorzio per ripudio emessa all’estero che sarebbe stata annotata nei registri dello stato civile del Comune di Ancona dove il marito avrebbe ottenuto la cancellazione dello status di ‘coniugato’. La sentenza della Corte avrebbe imposto al Comune di Ancona la cancellazione della registrazione, ma ha anche scoperchiato il vaso di Pandora: in Italia ci sarebbero molti casi analoghi e addirittura migliaia di situazioni di poligamia. Di qui la presentazione di un’interrogazione alla Giunta Lattuca per sapere se sia a conoscenza di casi di scioglimento di matrimoni islamici tramite la formula di ripudio della moglie inconsapevole da parte di stranieri o di italiani professanti la religione islamica residenti a Cesena e se ne siano stati certificati nei registri dello stato civile. In caso di risposta positiva ai due quesiti, si vuole sapere se l’amministrazione intenda rivedere eventuali registrazioni derivanti da un atto di ripudio secondo i dettami della sharia e verificare quale sia stata la sorte delle donne ripudiate. In caso di risposta negativa si sollecita un approfondimento analizzando eventuali ‘casi’ sospetti”.
Così in una nota il capogruppo della Lega Enrico Sirotti Gaudenzi.
“Il nostro ordinamento giuridico non può consentire, infatti, l’accettazione di atti o di situazioni familiari incompatibili con i principi fondamentali della nostra Costituzione, atti arbitrari e discriminatori che violano i diritti fondamentali e il principio di parità tra uomo e donna. Per questo ho anche chiesto alla Giunta se abbia notizia di casi di poligamia in nuclei famigliari di religione islamica residenti nel cesenate. Si vuole conoscere quanti atti di matrimoni islamici siano stati registrati dal Comune di Cesena, se i documenti presentino degli omissis per celare eventuali passi che non potrebbero essere recepiti dalle nostre istituzioni e/o se rechino in chiaro elementi della giurisdizione islamica incompatibili con i dettami costituzionali. Si chiede anche di sapere se prima dell’erogazione di servizi e di sostegni anche di natura economica da parte del Comune di Cesena, dell’Unione dei Comuni Valle Savio o di Asp a nuclei familiari di italiani o di stranieri di religione islamica ci siano verifiche sulla loro composizione, in caso di risposta positiva se siano state accertate famiglie con situazioni poligamiche e quali azioni siano state assunte al riguardo, in caso di risposta negativa se non si ritenga opportuno effettuare accertamenti in modo da prevenire eventuali situazioni in contrasto con il nostro ordinamento giuridico”.