L’epilogo della vicenda Euroins Romania è un compendio di tutto ciò che può andare storto quando la finanza transfrontaliera si scontra con il rigore (o la rigidità) delle autorità di vigilanza nazionali.
Tra il marzo 2023 e la fine del 2025, il colosso guidato da Assen Christov e Kiril Boshov è passato dal detenere un terzo del mercato RCA romeno a un doppio arbitrato internazionale contro lo Stato, mentre l’ombra delle procure si allunga sui suoi ex manager.
Andiamo per gradi. Il 17 marzo 2023 segna lo spartiacque: l’Autorità di Vigilanza romena (ASF) stacca la spina, revocando la licenza a Euroins per “gravi scostamenti patrimoniali”. Da un lato, il regolatore dipinge il quadro di una società tecnicamente insolvente, incapace di coprire il capitale minimo (SCR) e rea di aver occultato perdite attraverso manovre contabili creative e trasferimenti sospetti verso riassicuratori interni.
Dall’altro lato, la holding bulgara Starcom/Eurohold grida al complotto. Christov ha parlato apertamente di “esproprio occulto”, sostenendo che la società sia stata vittima di un’azione arbitraria volta a distruggere un investitore straniero scomodo, senza concedere i tempi tecnici per una ricapitalizzazione o una ristrutturazione.
La risposta di Sofia non si è fatta attendere, spostando lo scontro dai tribunali di Bucarest — che hanno confermato il fallimento nel giugno 2023 — alle corti internazionali di Washington. Con due ricorsi ICSID (maggio 2024 e novembre 2025), Eurohold e Starcom chiedono alla Romania un risarcimento che supera i 500 milioni di euro.
L’accusa è pesante: violazione del trattato bilaterale sugli investimenti (BIT) e mancanza di trattamento equo. Pero’ la posizione dei bulgari è indebolita dalle indagini della Procura romena del dicembre 2025, che ipotizzano reati di frode contabile e riciclaggio.
Se queste accuse venissero confermate, la tesi del “complotto politico” perderebbe gran parte del suo smalto giuridico.
In questa guerra di posizione, la vittima certa è il sistema e’ il mercato RCA romeno dove centinaia di migliaia di assicurati sono rimasti nel limbo, con i costi del crack scaricati sul fondo di garanzia statale (stimati tra i 300 e i 400 milioni di euro).
Anche la reputazione di Eurohold vacilla, infatti il gruppo ha visto le proprie azioni vacillare (con cali significativi come il -3,5% in singole sedute critiche) e il rating Fitch costantemente sotto pressione.
L’EIOPA: L’autorità europea, pur confermando la legittimità del ritiro della licenza, ha lasciato intendere che il processo di vigilanza ha subito “influenze informali”, sollevando dubbi sulla trasparenza dei meccanismi di supervisione dell’UE.
Il caso Eurohold/Starcom dimostra che nel settore assicurativo la fiducia non è un bene negoziabile. Se da una parte appare evidente una sottocapitalizzazione cronica gestita con troppa spregiudicatezza dal management bulgaro, dall’altra l’azione dell’ASF è apparsa a molti come un’esecuzione sommaria, figlia del trauma collettivo lasciato dal precedente fallimento di City Insurance.
Oggi, né gli imprenditori né i supervisori sembrano uscire vincitori. Resta un mercato frammentato, una lunga scia di carte bollate internazionali e il sospetto che, tra deficit contabili e spinte politiche, a pagare il conto finale siano stati, ancora una volta, i contribuenti.
Ci aspetterà questo anche a San Marino?












