Caso Bulgaro. Rinvio a giudizio: tutti i nomi, tutti i capi d’accusa …. di Marco Severini, direttore GiornaleSM

Il Tribunale di San Marino ha depositato il 15 giugno 2026 il decreto di rinvio a giudizio nei procedimenti riuniti 672/RNR/2025 e 948/RNR/2025, firmato dai Commissari della Legge Francesco Santoni e Roberto Battaglino. Sei persone e due società sono chiamate a rispondere davanti al Giudice del Dibattimento.

Corruzione e amministrazione infedele. Andrea Delvecchio, Marina Manduchi e Assen Milkov Christov rispondono di corruzione privata e amministrazione infedele. Secondo l’accusa, Christov ha fatto versare a Delvecchio e Manduchi, tramite I.B.C. S.r.l., 500.000 euro in tre tranche: 100.000 euro il 19 febbraio 2025, 150.000 euro il 2 aprile 2025, 250.000 euro il 20 giugno 2025, mascherati da un contratto di consulenza con uno studio legale bulgaro. In cambio, Delvecchio, componente del Consiglio direttivo di Ente Cassa di Faetano, avrebbe garantito a Christov vantaggio nelle trattative per l’acquisto della maggioranza di Banca di San Marino. Il corrispettivo comprendeva anche un impegno scritto a nominare Delvecchio CEO di BSM, distinto da un’altra promessa intercettata di 500.000 euro annui come amministratore delegato in una diversa società del gruppo. Rinviate a giudizio anche I.B.C. S.r.l. e San Marino Group S.p.A. come persone giuridiche responsabili.

Riciclaggio. Delvecchio e Manduchi rispondono anche di riciclaggio: parte della tangente sarebbe stata usata per l’acquisto di un appartamento a Urbino, intestato al figlio Alessandro Manduchi Delvecchio, a sua volta imputato per riciclaggio.

Il piano parallelo. Delvecchio, Manduchi, Christov, Federico Cerbella e Silvia Rometti rispondono di attentato alla libertà dei poteri pubblici, articolo 347 del codice penale. Avrebbero minacciato il Congresso di Stato e il Consiglio Grande e Generale, paventando che la Bulgaria avrebbe bloccato l’accordo di associazione con l’Unione Europea se San Marino non avesse chiuso le indagini su Christov e restituito le somme sequestrate. La minaccia sarebbe stata veicolata anche tramite Giuseppe Della Balda, che si è presentato come collegato ai “servizi” mostrando un biglietto da visita con uno stemma simile a quello NATO (in realtà del Comitato Atlantico Italiano, presieduto da Fabrizio Luciolli), e tramite Natale Arcuri, che ha contattato Giovanni Conti, Segretario particolare del Segretario agli Affari Esteri.

Le parole di Christov, agli atti tramite il racconto di Arcuri, sono dirette: si definisce “uno dei tre uomini più importanti della Bulgaria”, paragona la sua società a “Eni ed Enel insieme”, minaccia di trasformare il caso in “un problema internazionale”. Tra le prove anche la mail del 18 giugno 2025 in cui Delvecchio sollecita a Christov il pagamento della terza tranche, citando i “fighters” che chiedevano aggiornamenti ogni giorno.

Offesa a pubblico ufficiale. Delvecchio, Manduchi, Christov, Cerbella e Rometti rispondono inoltre di offesa a pubblico ufficiale verso la presidente e il direttore di Banca Centrale e verso il Direttore dell’Agenzia di Informazione Finanziaria, per una campagna che li ha accusati implicitamente di far parte di una “cricca”.

Chi esce pulito. Franco Norri va a processo solo per falsa testimonianza: l’accusa di favoreggiamento a suo carico è stata archiviata. Natale Arcuri è l’unico, tra i dieci indagati originari, a non essere rinviato a giudizio per nulla: anche per lui il favoreggiamento è stato archiviato.

Cosa resta aperto. L’istruttoria sul riciclaggio dei fondi depositati da San Marino Group S.p.A. è stata stralciata e prosegue, in attesa di riscontri dall’autorità giudiziaria tedesca. Il decreto riporta infine che i Segretari di Stato Beccari e Gatti, sentiti sul punto, hanno dichiarato di non avere mai contattato Andrea Delvecchio per alcuna ragione.

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Marco Severini – direttore GiornaleSM

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Caso Bulgaro. Una precisazione doverosa ai lettori.

di Marco Severini, direttore GiornaleSM

Nell’articolo “Rinvio a giudizio: tutti i nomi, tutti i capi d’accusa”, pubblicato il 18 giugno, un passaggio relativo a Giuseppe Della Balda è stato formulato in modo impreciso. La frase poteva far intendere che fosse Della Balda a essersi presentato come collegato ai “servizi” mostrando un biglietto da visita con uno stemma simile a quello della NATO.

Non è così, e il decreto è chiaro su questo punto. Il biglietto da visita con lo stemma riconducibile alla NATO è attribuito dagli atti a un’altra persona, indicata come “Fabrizio” e identificata dalle indagini in Fabrizio Luciolli, presidente del Comitato Atlantico Italiano, associazione che ha uno stemma simile a quello della NATO. È a quest’ultimo, secondo quanto Delvecchio riferisce nelle intercettazioni, che si riferisce l’episodio del biglietto.

Giuseppe Della Balda compare nel decreto come persona che ha avuto contatti nell’ambito della vicenda, ma l’episodio del biglietto non lo riguarda. Ci scusiamo con i lettori e con il signor Della Balda per l’imprecisione, che rettifichiamo volentieri.

La fedeltà agli atti è la regola che ci siamo dati fin dall’inizio nel raccontare questa vicenda. Quando sbagliamo, lo diciamo e correggiamo. È il patto che abbiamo con chi ci legge.

Marco Severini — direttore GiornaleSM