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  • Caso di cronaca nera di Villa Verucchio. AGGRESSIONE NEL RIMINESE. “CONTRADDIZIONI” IN DICHIARAZIONI PRESIDENTE COMUNITÀ EGIZIANA, MORRONE (LEGA) REPLICA

    Roma, 4 gen. “Pieno di contraddizioni e in qualche modo velatamente minaccioso l’intervento di Aly Harhash, presidente della comunità egiziana, a difesa di Muhammadh Sitta, l’accoltellatore di Verucchio. Ci sono due dati obiettivi: Il primo: Sitta ha compiuto un’azione molto grave che avrebbe potuto avere conseguenze più tragiche se non fosse stato fermato. Il secondo: il comandante della stazione locale dei Carabiniere ha agito come doveva, facendo solo il proprio dovere. Credo sia poco opportuno adombrare ipotesi di altre verità per intimidire o fuorviare l’attività della giustizia italiana”.
    Jacopo Morrone, in foto, parlamentare e segretario della Lega Romagna torna sui fatti di Verucchio per replicare alle “surreali dichiarazioni” del presidente della comunità egiziana.
    “Non è ammissibile che si giustifichi l’accoltellamento di cinque persone come un gesto eclatante finalizzato al rimpatrio. Non si sa se Sitta volesse effettivamente tornare in Egitto. Ma se lo avesse veramente voluto crediamo che non avrebbe avuto grosse difficoltà ad ottenerlo. Difficile poi affermare, come fa Harhash, che Sitta non era un terrorista né un fanatico religioso: non tutti gli stranieri, crediamo, portano con sé coltelli con lame di 22 centimetri intenzionati ad usarle, né cercano di riempire di benzina una bottiglia di plastica per dare fuoco non si sa a chi o a cosa, come lo stesso Harhash afferma. Non ci impressiona poi il racconto dell’arrivo e della permanenza in Italia di Sitta. Dimostra solo due dati: il primo che per Sitta lo Stato italiano aveva attivato i dovuti percorsi con il contestuale dispendio di risorse pubbliche; il secondo che conferma l’opportunità di arrivare nel nostro Paese attraverso percorsi migratori regolari per chi abbia la volontà e le capacità per inserirsi nel mondo del lavoro. Quanto ai ventilati problemi psichici, non sono né Harhash né gli ipotetici amici di Sitta che possono certificarne lo stato di salute mentale. Servono i certificati autentici rilasciati dall’ospedale e dai medici specialisti a cui Sitta era stato eventualmente indirizzato e a cui si sarebbe dovuto attenere come qualunque altro paziente. Ma, a questo proposito, appare davvero incredibile che per ogni attentatore radicalizzato si utilizzi sempre la giustificazione delle turbe mentali. Harhash, poi, in un primo passaggio afferma che Sitta non aveva soldi mentre subito dopo parla di un’aggressione compiuta da marocchini che avrebbero rubato al suo connazionale soldi, documenti e monopattino. Delle due l’una, o Sitta non aveva denaro oppure lo aveva e come ulteriore interrogativo ci chiediamo come Harhash sia venuto a conoscenza di questo episodio e perfino della nazionalità dei ladri. E mi fermo qui tralasciando altre contraddizioni nelle dichiarazioni di Harhash che, semmai, aggravano la situazione di Sitta e che potrebbero dare adito a dubbi sull’opera di accoglienza della cooperativa sociale che lo ospitava”.