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  • Caso ”mancato soccorso” ospedale San Marino. «Mi sono sentito discriminato: faccio causa, non deve più accadere» Parla il padre della 17enne ferita a seguito della caduta in moto

    Si chiama Luigi Damiani, ha 46 anni, è titolare di alcune autoscuole a Nocera Inferiore, dove abita con la famiglia. E’ il padre della ragazza, Claudia, 17 anni, studentessa del liceo scientifico, rimasta ferita nell’incidente stradale che ha scaturito poi il rifiuto di soccorso da S.Marino. Signor Damiani, come sta sua figlia? «E’ a riposo, col collare, cammina con la stampella, poteva andare peggio. Non ha nulla di rotto». Cominci dall’inizio… «Guidavo io, con la mia Bmw 1200, lei dietro. Siamo caduti, da terra vedevo il cartello a 50 metri di San Marino». Quindi cosa succede? «Io sono riuscito a rialzarmi, mia figlia era al centro carreggiata e lamentava dolori ovunque, alle gambe, sotto lo sterno. C’erano due infermieri, chiamano il pronto soccorso e dopo 20 minuti arriva l’ambulanza da Sassocorvaro, il medico fa un primo triage su mia figlia che non si muoveva. Diagnosi: presunte fratture, forse anche eventuale lesioni interna. Viene immobilizzata. Salgo sull’ambulanza, con lei. E il medico (Michele Nardella, ndr) chiede l’intervento alla centrale operativa, chiedendo che la ragazza fosse soccorsa in primis al Titano. Poi sento che risponde, al telefono: ‘No, è italiana’, quindi presumo che qualcuno gli abbia chiesto di che nazionalità fosse mia figlia. E si è arrabbiato perchè gli hanno detto: portatela a Urbino. Lui: ‘C’è una certa gravità… come a Urbino? Siamo qui, Urbino dista un’ora, siamo su una barella spinale, può avere complicanze’. Ma loro hanno ribadito il rifiuto». Di fronte a quel rifiuto, come si si sente ora lei? «Razzismo forse sarà una parola dura, ma la sensazione di discriminazione ce l’ho. (…) Il Resto del Carlino