Come si legge in un lancio dell’agenzia Ansa, la Corte di Cassazione ha depositato le motivazioni relative all’annullamento con rinvio della condanna a quattro anni inflitta nei primi due gradi di giudizio all’ex presidente della Camera Irene Pivetti.


Il procedimento tornerà a Milano per un appello bis, in linea con la decisione assunta dai supremi giudici nel luglio scorso. Al centro dell’inchiesta vi sono le accuse di evasione fiscale e riciclaggio, scaturite da una presunta finta compravendita di tre Ferrari Granturismo al gruppo cinese Daohe avvenuta nel 2016.

Le motivazioni depositate descrivono come gravemente viziato l’impianto accusatorio che aveva portato alla condanna. Secondo quanto riportato dall’agenzia, le precedenti sentenze avevano svalutato i documenti presentati dalla difesa, basandosi invece sulle dichiarazioni di un testimone di cui non era stata verificata l’attendibilità e ignorando le obiezioni difensive riproposte in appello. La Cassazione ha quindi evidenziato una manifesta illogicità nel percorso probatorio, definendolo instabile e privo di congruenza.
Irene Pivetti ha voluto ringraziare i giudici della Cassazione per l’attenta lettura degli atti e il suo legale per la costante fiducia nella giustizia. L’ex presidente della Camera ha ribadito che le accuse a suo carico si sono rivelate infondate e, pur con l’amarezza per il fatto che nessuno risarcirà la sua famiglia per le sofferenze affrontate, si è detta sollevata nel constatare che la verità mantenga ancora un peso.
A guidare con successo la difesa è stato l’avvocato Filippo Cocco del foro di Rimini, che ha espresso grande soddisfazione per l’esito. Il legale ha sottolineato come la Suprema Corte abbia centrato perfettamente la questione, recependo il valore delle argomentazioni portate avanti in questi anni, e attende ora con fiducia il nuovo processo davanti alla Corte di Appello milanese.
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