Attimi di tensione nel quartiere romano di San Lorenzo dove il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è stato bloccato da centinaia di militanti dei centri sociali. E sulla morte di Desirée i collettivi difendono i migranti: “Non è una questione di immigrazione”
“Che schifo quei quattro idioti dei centri sociali che dimostrano di preferire caos a ordine, spacciatori a poliziotti”.
Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, commenta telegrafico la mattinata odierna e l’accoglienza ricevuta da centri sociali e collettivi universitari (guarda il video).
San Lorenzo, d’altronde, è casa loro e non ci hanno messo molto ad organizzarsi. Verso mezzogiorno erano già ammassarsi davanti allo stabile di via dei Lucani, dove sabato scorso è stata trovata senza vita Desirée Mariottini, di appena sedici anni. Hanno aspettato il “fascista” e “dittatore” sotto il sole a picco con un solo obiettivo: “No pasarà”. Soprattutto nel quartiere simbolo della Resistenza.
Chissà se Salvini, quando ha annunciato il sopralluogo in un post su Facebook, immaginava che razza di comitato di benvenuto si sarebbe trovato davanti. Probabilmente no, altrimenti non avrebbe portato con sé quel fiore bianco, convinto di riuscire a deporlo di fronte alla palazzina che ha inghiottito Desirée. Un gesto di umana pietà, ma anche un segnale: “Sono venuto qua per impegnarmi con la gente che non vuole lo spaccio e il racket”, ha detto. Ma di fronte alla cancellata degli orrori, il leader del Carroccio, non ci arriverà mai. Una barriera umana lo ha respinto, come un muro di gomma, da dove è venuto. Non lo vogliono. Lo chiamano “sciacallo” e “razzista” perché “è qui solo per raccogliere consensi accanendosi contro i deboli”.
Ne è sicura una delle femministe di Non una di meno. Il movimento che, a livello mondiale, si batte contro la violenza sulle donne, non poteva mancare. Peccato che, invece di scagliarsi conto i carnefici di Desiréè, la nostra suffragetta se la prende con il numero uno del Viminale. “È qui per soffiare sulle paure della gente – spiega Martina, ventiseienne studentessa di Lettere a La Sapienza – e il colore della pelle non c’entra, non c’entra neppure la cultura, né l’estrazione sociale”. Insomma, sarebbe tutta una questione di genere: “La violenza – dice – la fanno gli uomini contro le donne”. Ragiona in maniera simile anche un’altra “compagna”. Per lei, il problema non sono gli immigrati, “poverini”. “Solo che vengono discriminanti dalla società, nessuno li aiuta e sono costretti a vivere allo stato brado: di conseguenza reagiscono come animali chiusi in gabbia”.