Cerciello disarmato? Pistola troppo grande. E i carabinieri escono senza

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Mario Rega Cerciello era in servizio regolare la sera dell’omicidio. Era senza pistola. L’Arma: “Solo lui sa perché”. Ma molti agenti lo fanno

Lo spaccio a Trastevere, l’arrivo dei carabinieri, l’intervento in borghese. Mario era lì in servizio? Il sistema centralizzato dice di sì. Eppure molti non capiscono per quale motivo il vicebrigadiere non abbia portato con sé la pistola. Quesito legittimo. Ma una spiegazione potrebbe esserci.

Solo lui potrebbe dire perché ha lasciatato la pistola nell’armadietto“, è la tesi del colonnello Gargaro. Ma la verità è che quella di andare per strada senza rivoltella è una decisione non nuova tra le forze di polizia. Soprattutto quando si agisce in borghese, come nel caso di Cerciello.

L’arma in dotazione è difficilmente occultabile“, racconta una fonte al Giornale.it. In estate non ci sono giacconi sotto cui nasconderla e la sua misura impedisce di infilarla sotto gli abiti estivi. “Esiste un marsupio fatto apposta, con un laccetto che permette di aprirlo in pochi secondi ed estrarre la pistola. Ma se ti presenti in una piazza di spaccio con un marsupio a tracolla si capisce lontano un miglio che sei uno sbirro“. Immaginiamoci un’operazione contro il traffico di stupefacenti in cui il carabiniere deve acquistare cocaina per provare l’attività criminale: “A volte succede che il delinquente ti perquisisce, la Beretta calibro 9 è impossibile da mimetizzare“. Inoltre, si viene facilmente “sgamati” perché “dà troppo nell’occhio”. E così capita “spesso” che i militari in borghese preferiscano lasciarla nell’armadietto. Nonostante l’obbligo di legge o il rischio di violare la consegna.

La pratica non riguarda solo la Benemerita. Ma anche le altre forze di polizia. A confermalo al Giornale.it sono decine di poliziotti impegnati nei più disparati servizi a difesa dell’ordine pubblico. “Una volta le Squadre Mobili avevano disponibilità di più comodi revolver, meglio occultabili – spiega un agente – Oggi non ce ne sono più. Quindi il problema c’è, in particolare in estate quando l’abbigliamento è molto più leggero“.

Nel 2017, dopo la strage sulla Rambla di Bercellona, il ministro Minniti invitò gli appartenenti alle forze dell’ordine a portare la pistola in dotazione anche fuori dall’orario di servizio. Un modo per combattere il terrorismo, anche comprensibile. È da allora, però, che il Siap chiede “armi più agevoli e facilmente occultabili”. L’appello è rimasto senza risposta, spiega Pietro Di Lorenzo, segretario provinciale del Siap di Torino. E così la “dissimulazione necessaria” della rivoltella è rimasta un miraggio: “Garantire la sicurezza è un lavoro da professionisti – rimarca Valter Mazzetti, Segretario generale dell’Fsp – richiede preparazione e mezzi adeguati“. Ma non sempre ci sono.

La pistola d’ordinanza dell’Arma (e della polizia) è la Beretta 92 FS. Un modello che pesa 975 grammi, lunga 21 centimetri e spessa 38. Troppo, per metterla alla caviglia o sotto un abito leggero. Esistono certo rivoltelle a disposizione per “servizi speciali” e – spiega un militare – “i reparti operativi dei carabinieri in armeria hanno alcune calibro 38″. Ma questa dotazione è “assente nelle stazioni e nei comandi di compagnia“, dove – per dire – operava Cerciello.

Direte: gli agenti potrebbero comprarsene una più piccola. Non è così, visto che per legge possono girare solo con quella di servizio e difficilmente viene loro concesso il porto d’armi per difesa personale. Classica italica assurdità: mentre gli ufficiali di pubblica sicurezza possono portare altre pistole, la maggioranza di carabinieri e poliziotti “semplici” deve accontentarsi della 9 millimetri parabellum. Cioè a munizionamento da guerra. “È validissima per essere trasportata per servizi esterni – assicura un agente – ma per quelli in borghese non è affatto comoda“. A trovarsi in difficoltà sono la digos, la squadra mobile e chi fa le scorte. E, ovviamente, i carabinieri in abiti civili come Cerciello e Varriale. “Esistono pistole di calibro identico ma più piccole e leggere – lamentano le divise – ma non si decidono a fornircele“. E così si preferisce uscire disarmati. A proprio rischio e pericolo. Il Giornale.it

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