Affare Montefiore, l’ex sindaco di Cesena dovrà pagare anche le spese processuali di due gradi di giudizio e le ammende a favore delle Casse dello Stato
La corte di appello di Bologna, seconda sezione civile, ha assolto venerdì scorso in secondo grado Marco Giangrandi e Fabrizio Faggiotto dall’accusa di diffamazione aggravata e calunnia nei confronti di Paolo Lucchi condannando l’ex sindaco di Cesena al pagamento delle spese legali relative anche a questo grado di giudizio, oltre al pagamento in favore della cassa delle ammende dello Stato (conseguente alla sua soccombenza).
Respinto dunque l’appello presentato dallo stesso Lucchi nella causa civile e confermata la sentenza di primo grado emessa dal tribunale di Forlì nel 2022. Per l’attuale presidente di Legacoop Romagna il conto salatissimo delle spese legali relative ai due gradi di giudizio e, come detto, anche la condanna al pagamento delle relative ammende.
L’azione giudiziaria era scaturita dalle critiche che Faggiotto e Giangrandi (allora ai vertici dell’associazione “Centro Anch’io”) mossero verso l’ex sindaco sull’ampliamento del centro commerciale Montefiore.
Nello specifico, Giangrandi e Faggiotto presentarono un esposto in Procura paventando che la nuova caserma dei carabinieri fosse in realtà il pretesto da parte di Cia Conad per ottenere l’autorizzazione ad ingrandire il centro commerciale.
L’ex sindaco ravvisò in quelle parole gli estremi di una diffamazione aggravata e ricorse in sede civile, mentre Giangrandi e Faggiotto hanno sempre affermato che si trattava di normale “dialettica politica” e “diritto di critica” su un tema rilevante per la città.
“Sono sempre rimasto convinto delle mie idee – spiega Giangrandi – ed è per questo che, in tutti questi anni, non mi sono mai piegato a questi chiari tentativi di intimidazione. Con questa sentenza netta, che riprende diversi passaggi della prima decisione giudiziale, il giudice ha ribadito in maniera convinta una verità processuale a questo punto inoppugnabile, ovvero che le nostre non erano soltanto ‘osservazioni di normale dialettica politica pronunciate nel rispetto di un inalienabile diritto di critica’, ma anche considerazioni fondate e plausibili. Oggi come ieri, infatti, resto convinto che quell’area non doveva essere concessa al Montefiore perché i centri commerciali, oltre ad essere un pericolo per l’ambiente in quanto energivori, rappresentano un modello di anti-socialità che non dovrebbe mai essere incoraggiato. Per altro, sempre ragionando con il senno di poi, è significativo ricordare come la caserma sia nata con almeno tre anni di ritardo rispetto alle scadenze promesse…”.
Tra le parti – ricorda lo stesso Giangrandi – fallì anche un tentativo di conciliazione “perché noi eravamo fortemente convinti delle nostre ragioni e dunque, dopo oltre cinque anni di battaglie legali, non ce la siamo sentita, pur correndo il rischio, di concedere a Lucchi quella comoda via d’uscita. Se fossimo stati nel torto saremmo stati disposti a pagare, ma visto che un giudice ha stabilito, in due gradi di giudizio, che nel torto è lui, adesso è giusto che faccia ammenda e paghi le responsabilità della sua condotta”.
“Vorrei anche ricordare – conclude Giangrandi – che la causa intentata da Lucchi non era un’ordinaria denuncia penale per calunnia e diffamazione aggravata, ma una causa in sede civile che, spesso, viene utilizzata per silenziare gli avversari politici o i giornalisti. A Cesena non è la prima volta che questo accade, penso a Castiglia, Stefano Angeli o Davide Fabbri. Per questo la nostra vittoria, di cui ringrazio l’avvocato Isabella Castagnoli per lo splendido lavoro di questi anni, è doppiamente importante e mi auguro ponga fine, una volta per tutte, a questi biasimevoli atti intimidatori che frenano i processi democratici e mirano ad interdire sul nascere ogni forma di dissenso. Insomma, dagli uomini che rappresentano le istituzioni ci aspettiamo un altro livello di pensiero”.