Una bella domanda questa, alla quale non è certamente facile dare una risposta. Nelle democrazie a comandare è il parlamento, espressione del popolo. Sul Titano invece larga parte del parlamento pare aver completamente perso la bussola.
La realtà – anche se nessuno vuole ammetterlo – è che la politica ha smarrito il suo ruolo centrale, come accaduto negli anni addietro, ai tempi di tangentopoli. Uno scossone, quello italiano, che non ha certo portato pulizia e moralità nel Belpaese, al contrario ha spazzato via tutto il benessere e ricchezza dei nostri vicini.
Ciò accade – il caso italiano è emblematico – quando non vi è una separazione netta fra i poteri o quando la volontà di estirpare il male assoluto rappresentato dalla corruzione è solo di facciata o va a colpire una parte, rendendo quell’altra ancora più forte e capace di delinquere.
Fatto sta che alcuni atteggiamenti e decisioni prese in quel del Titano, stanno facendo storcere il naso proprio ai nostri vicini, che per virtù non brillano. Ma volenti o nolenti siamo una enclave e dunque emanare provvedimenti in piena autonomia è qualcosa di irrealizzabile.
Non deve allora stupire se la scorsa settimana una delegazione di governo ha incontrato a Roma un sottosegretario alle finanze del Pd. Ufficialmente si sarebbe parlato della Cassa deposito e prestiti, confische, doppie imposizioni e voluntary disclosure.
Le malelingue sostengono che sia stato anche trovato il tempo per sollecitare una “costruttiva” discussione su Banca Centrale, su Clarizia e su Angelino Alfano.
Non sia mai infatti che via San Marino, qualcuno del Pd possa disfarsi dell’ingombrante presenza del Nuovo Centrodestra. Non è dato sapere se il premier Matteo Renzi ne sia al corrente o sia “connivente”, né se Alfano apprezzi questi movimenti.
Quel che è certo è che la trasferta romana ha creato qui, non pochi malumori nella maggioranza, evidentemente non del tutto messa al corrente. Nell’attesa che il governo riprenda la bussola, spira aria di elezioni.
Purtroppo anche in questo caso non sarà la politica a scegliere tempi e modi. E intanto la cronaca parla dell’addio di Giannini e Clarizia. I quali vanno ad aggiungersi alla folta schiera di “defenestrati” illustri.
Chi comanda?
David Oddone, La Tribuna