Cina, Pechino teme l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro: in arrivo una direttiva dedicata

La Cina affronta di petto il nodo dell’intelligenza artificiale e delle sue ricadute sull’occupazione. Ieri il portale Wired ha approfondito la strategia di Pechino per governare una transizione tecnologica che il presidente Xi Jinping ha definito paragonabile alle rivoluzioni portate dal motore a vapore, dall’elettricità e da internet, avvertendo però che non si deve permettere alla nuova tecnologia di sfuggire al controllo.

Una direttiva entro l’anno

Il ministero delle Risorse umane e della Sicurezza sociale ha annunciato la pubblicazione entro il 2026 di una direttiva specificamente dedicata all’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro. Si tratta del primo tentativo sistematico a livello centrale di affrontare il tema della sostituzione del lavoro umano da parte delle macchine intelligenti, dopo la recente stretta normativa sulle applicazioni di tipo human-like.

La misura si inserisce in un contesto economico già delicato. La Cina sta facendo i conti con il rallentamento del settore immobiliare, una domanda interna debole, una disoccupazione giovanile persistentemente elevata e un rapido invecchiamento della popolazione. In questo scenario, l’intelligenza artificiale viene considerata dalla leadership uno strumento imprescindibile per sostenere la produttività, ma al tempo stesso rischia di accentuare le fragilità occupazionali, soprattutto nei settori caratterizzati da mansioni ripetitive o facilmente automatizzabili.

Trasporti e servizi i settori più esposti

Tra i comparti maggiormente a rischio, le autorità cinesi hanno indicato in particolare trasporti e servizi. Lo sviluppo della guida autonoma, reso possibile dai grandi modelli di intelligenza artificiale, promette di rivoluzionare la mobilità urbana e la logistica, ma mette in discussione il futuro professionale di milioni di autisti, corrieri e lavoratori della gig economy. Taxi senza conducente, camion autonomi e sistemi di consegna automatizzata rappresentano innovazioni che potrebbero travolgere interi segmenti occupazionali.

Riqualificare, non frenare

La linea scelta da Pechino non è quella di rallentare lo sviluppo tecnologico, ma di integrarlo in una strategia di investimento nel capitale umano. L’obiettivo dichiarato è accompagnare l’introduzione dell’intelligenza artificiale in modo graduale, favorendo la riqualificazione dei lavoratori e la creazione di nuove professionalità piuttosto che una sostituzione indiscriminata. La futura direttiva dovrebbe fornire linee guida sul rafforzamento dei programmi formativi e sul miglioramento dei meccanismi di protezione sociale per i lavoratori colpiti dall’automazione.

Xi Jinping ha piu’ volte descritto l’intelligenza artificiale come una svolta epocale, presentandone la diffusione come un compito strategico collettivo che richiede coordinamento tra governo centrale, enti locali, imprese e istituzioni educative. Al tempo stesso, ha messo in guardia contro i rischi di disinformazione, violazione della privacy e perdita di controllo sulle tecnologie basate sui dati.

L’equilibrio tra competizione globale e stabilità interna

La sfida per Pechino resta quella di non perdere terreno nella competizione tecnologica con gli Stati Uniti, evitando al contempo che la corsa all’intelligenza artificiale produca fratture sociali capaci di compromettere la stabilità interna. La legittimità del Partito comunista cinese è storicamente legata alla capacità di garantire crescita economica e occupazione, e una diffusione incontrollata dell’automazione che generasse disoccupazione di massa rischierebbe di minare uno dei pilastri del sistema.

Molti economisti cinesi sottolineano che le politiche di formazione da sole non basteranno e che serviranno strumenti di protezione sociale più robusti, soprattutto per le fasce di lavoratori più vulnerabili, a rischio di restare intrappolate in una zona di precarietà senza reali prospettive di mobilità sociale. La gestione dell’impatto occupazionale dell’intelligenza artificiale si profila come uno dei banchi di prova più importanti per il modello di sviluppo cinese.