Comitato per la Valmarecchia. Maiolo e il caso PUA: il silenzio delle istituzioni espone il territorio a rischi ambientali

Mentre la Valmarecchia chiede chiarezza sull’allevamento avicolo di Maiolo, l’attività di controllo del Comune appare ferma. Un’inerzia che pesa sulla tutela del fiume Marecchia e sulla salute pubblica.

Nel momento più delicato per la comunità, chiamata a confrontarsi con l’impatto ambientale dell’impianto avicolo, emerge un dato preoccupante: l’assenza di verifiche documentate da parte dell’ente che, per prossimità e competenza, è chiamato a concorrere a garantire legalità, trasparenza e tutela del territorio.

Parliamo del Comune di Maiolo, la cui vigilanza sulle superfici agronomiche dichiarate dall’azienda non risulta, allo stato degli atti accessibili, pienamente documentata.

Il PUA: il cuore (non verificato) della sostenibilità

Il Piano di Utilizzazione Agronomica (PUA) non è un dettaglio tecnico. È il documento che stabilisce l’equilibrio tra la pollina prodotta e la reale capacità dei terreni di assorbirla, evitando che si trasformi in nitrati in grado di raggiungere le falde e, da lì, il fiume Marecchia.

Se il PUA non viene verificato con rigore, il rischio ambientale diventa concreto.

Eppure, nonostante la delicatezza della materia, non risulta un esercizio pienamente documentato delle prerogative di controllo attribuite al Comune.

I limiti di ARPAE e il ruolo del Comune

ARPAE ha programmato le proprie ispezioni, ma il suo raggio d’azione è tecnico e generale. L’Agenzia regionale non svolge le medesime verifiche puntuali di competenza comunale, in particolare sulla disponibilità e idoneità dei terreni.

Il Comune, per le proprie competenze, è l’ente che può accertare in modo diretto:

  • se un ettaro dichiarato è realmente nella disponibilità dell’azienda;

  • se è idoneo all’utilizzo agronomico;

  • se rispetta le distanze di sicurezza;

  • se non ricade in aree vincolate o protette.

Questa funzione rientra tra i doveri amministrativi dell’ente.

Cosa dice la legge: una vigilanza dovuta

Il quadro normativo (art. 112 del D.Lgs. 152/2006 e D.M. 25/02/2016) attribuisce ai Comuni, nell’ambito di competenze condivise con altri enti, un ruolo rilevante nella gestione agronomica dei reflui.

All’amministrazione spetta, in particolare:

  • verificare la coerenza e la veridicità delle superfici dichiarate;

  • assicurare il rispetto dei vincoli ambientali e territoriali;

  • attivarsi, per quanto di competenza, in caso di potenziali rischi per la salute pubblica.

In assenza di un’azione efficace dell’Ufficio Tecnico, il sistema dei controlli può risultare incompleto, esponendo il territorio al rischio di dichiarazioni non verificate.

Il “buco” di tre anni: una domanda di trasparenza

C’è un aspetto che più di altri interroga la cittadinanza: il fattore tempo.

Il Comune di Maiolo è a conoscenza delle possibili criticità sulla Superficie Agricola Utilizzata (SAU) fin dall’8 marzo 2023, data della presentazione dell’istanza di autotutela.

Da allora, non risulta che:

  • sia stato acquisito il PUA;

  • sia stata avviata una verifica puntuale delle superfici;

  • siano state fornite risposte documentali ai dubbi sollevati.

Perché, nonostante il tempo trascorso e la consapevolezza delle criticità, l’ente non ha ritenuto necessario acquisire il PUA o richiederlo agli enti competenti?

Queste non sono accuse, ma domande legittime di trasparenza.

La Valmarecchia non può restare sola

La tutela della vallata non può essere affidata esclusivamente a controlli a campione o alla buona volontà dei privati. «La certificazione biologica e la stessa salute del Marecchia richiedono una vigilanza amministrativa presente, competente e rigorosa – conclude il presidente Menghini –. Quando le istituzioni non esercitano pienamente il proprio ruolo, il rischio è che a pagare il prezzo più alto sia l’interesse collettivo, in una zona d’ombra che la Valmarecchia non può più permettersi».

Novafeltria, 28 febbraio 2026
Il Portavoce – Comitato per la Valmarecchia
Livio Cursi