Comitato Pro-San Marino: chiamateci come volete. Noi mettiamo al primo posto la nostra  gente, mentre voi non avete speso una sola parola per i sammarinesi in difficoltà…di Valentina Pelliccioni 

In queste ore il dibattito pubblico si è polarizzato su vicende internazionali, con notizie di famiglie  palestinesi fermate o respinte nel Regno Unito, tra controlli, iter amministrativi e decisioni difficili  da leggere in modo lineare. È giusto parlarne, ma proprio perché parliamo di scelte che toccano  persone e risorse, una domanda va posta senza timori, quali regole guidano l’aiuto, quali  strumenti lo rendono sostenibile e quale responsabilità se ne assume chi lo propone? 

La solidarietà, quando è seria, si fonda su criteri, verifiche, coperture e trasparenza. E soprattutto su  una bussola che oggi sembra sparire ogni volta che diventa scomoda, la scala delle priorità.  

A San Marino la priorità è concreta, quotidiana, visibile ci sono famiglie che non riescono più a  sostenere affitti e spese essenziali, persone che arrivano a fine mese con l’unica alternativa di  rinunciare a qualcosa, i nostri giovani che cercano una casa e trovano cifre fuori mercato,  insostenibili, cittadini che, per non soccombere, sono costretti a valutare di trasferirsi altrove.  

Esiste un Comitato Pro-San Marino, e dall’altra parte un Comitato Pro-Pal, entrambi hanno diritto  di esprimersi e portare sensibilità. Ma ciò che stona è questo, da chi si mobilita con grande  energia su temi esterni non abbiamo visto la stessa attenzione, né lo stesso riconoscimento, per  i sammarinesi che oggi sono in difficoltà. 

E quando qualcuno chiede di affrontare prima l’emergenza abitativa e sociale interna, invece di  discutere nel merito si ricorre subito all’accusa più facile, definirci dei “razzisti”. No, questo è  troppo. Questa scorciatoia non l’accetto più. È la classica etichetta per tapparci la bocca.  

Noi non stiamo negando l’umanità. Stiamo chiedendo serietà per la nostra gente.  Se c’è un pericolo immediato, esistono strumenti umanitari da attivare in modo rigoroso, tracciabile  e verificabile. Se invece si parla di persone che si trovano già in sicurezza in un altro Paese, come  da poco emerso, allora è doveroso chiarire pubblicamente perché, come, con quali numeri e  soprattutto con quali risorse.  

La posizione del Comitato Pro-San Marino è lineare, prima si mettono in sicurezza le persone  che vivono e sostengono la quotidianità sammarinese—casa, lavoro, costo della vita—poi si  affrontano scelte ulteriori con criteri chiari, coperture reali e responsabilità piena. 

È ora che anche chi prende certe decisioni la faccia ce la deve mettere.  

Valentina Pelliccioni