In questi giorni a San Marino sono successe due cose che, messe insieme, hanno fatto perdere fiducia a tante persone.
In Consiglio Grande e Generale si è parlato della vicenda Banca di San Marino, legata anche al dibattito sul cosiddetto “Piano Parallelo”. Si è provato a trovare una posizione condivisa, ma non ci si è riusciti.
Le opposizioni hanno chiesto di istituire una Commissione Consiliare d’Inchiesta, cioè uno strumento del Consiglio per ricostruire i fatti e capire come si è arrivati fin qui. Hanno anche detto che avrebbero depositato un progetto di legge entro il 28 febbraio.
Si è votato e la proposta è stata respinta, con 20 contrari, 11 favorevoli, 8 astenuti e un non votante.
Questo voto la dice lunga: il PDCS ha votato compatto contro. Nel resto della maggioranza, invece, non c’è stata una linea unica: c’è chi si è astenuto, chi non ha votato, chi ha avuto posizioni diverse anche all’interno dello stesso gruppo.
Durante il dibattito, dall’opposizione è stato ripetuto un punto semplice: questa storia non nasce oggi e non si può capire guardando solo gli ultimi giorni. Per fare chiarezza serve ricostruire tutto il percorso: scelte, passaggi, decisioni e anche regole adottate nel tempo che hanno portato a una situazione così delicata.
È stato detto anche un altro punto fondamentale: se non c’è una base di informazioni condivisa, è difficile pretendere una “posizione comune”. La trasparenza, verso le istituzioni e verso il Paese, è la prima cosa che serve per recuperare fiducia.
Resta fermo il rispetto per la magistratura e per la separazione dei poteri. Ma sul piano politico una domanda rimane: chi doveva fare cosa, quando e con quali responsabilità?
Nel dibattito è stato ricordato un precedente: nel 2019, nel caso CIS, una Commissione d’Inchiesta venne istituita anche se le indagini non erano ancora concluse. Oggi, invece, si dice che, siccome c’è un procedimento aperto, non si può procedere. A mio parere sembra un controsenso.
Io dico che così non si può andare avanti. La politica deve avere il coraggio di fermarsi un attimo, guardare la realtà e mettere al primo posto la fiducia delle persone: senza fiducia rallenta tutto, anche i progetti per il Paese.
E mentre la politica si divide, le famiglie hanno bisogni concreti, urgenti, quotidiani.
Il Comitato Pro-San Marino mantiene la linea di sempre: siamo dalla parte della giustizia, del rispetto delle istituzioni e delle persone che hanno più bisogno. Chiedere chiarezza non significa attaccare lo Stato. Significa difendere la credibilità della Repubblica e la serenità dei cittadini.
Proprio per questo servono fatti, non parole di principio. Serve trasparenza nei passaggi politici e istituzionali, ognuno nel proprio ruolo, e con la magistratura libera di lavorare senza interferenze.
San Marino non può permettersi che la sua reputazione peggiori, perché tutto ha un costo: lo pagano il Paese, le imprese e le famiglie.
Da parte nostra, continueremo a chiedere chiarezza e responsabilità alla politica.
Valentina Pelliccioni
Direttivo Comitato Pro San Marino












