Con lo scudo fiscale oltre 2 miliardi di Euro potrebbero abbandonare il Titano.

  • Le proposte di Reggini Auto

  • Nessuno, a San Marino, si azzarda a fare i conti al centesimo, ma oltre 2 miliardi di euro potrebbero abbandonare il Titano a causa dello scudo fiscale in preparazione a Roma. Una prospettiva che inquieta il piccolo Stato da 1,5 miliardi di Pil, cui il comparto credito e finanza contribuisce per oltre un 20 per cento. L’inquietudine di banchieri e politici è acuita dall’incertezza su modalità e tempistica della manovra di recupero dei capitali custoditi anche nella Repubblica col marchio di “paradiso fiscale” a causa di una normativa bancaria troppo recente e troppo poco testata per convincere del tutto gli organismi internazionali. Mentre sono in corso trattative febbrili coni Paesi Ocse e con l’Italia in particolare, sul versante dell’antiriclaggio il prossimo round con il Moneyval è fissato per settembre.
    Nei caveau che il Titano cercherà di difendere dalle mire di Tremonti la situazione è comunque la seguente: la raccolta si aggira intorno ai 13,5 miliardi, leggermente in calo rispetto ai 14 degli scorsi anni, quando le cose andavano meglio per tutti. Di questa somma, circa il 40% è riconducibile a soggetti sammarinesi. I restanti 8 miliardi sono per il 95% almeno riferibili a soggetti italiani, quasi tutti persone fisiche. Di questi, dicono le stime più prudenti, potrebbero rientrare in Italia circa 2,2 miliardi, pagando la sanzione che verrà presto fissata da via XX Settembre per bloccare ogni futuro controllo.
    Una previsione in peggioramento rispetto alle “scuciate” 2001-2003, sia perché allora la raccolta era inferiore (tra i 9 e gli 11 miliardi), sia perché, in quel caso, era possibile lasciare il denaro all’estero, e infatti nel 2003, solo 1,1 mld tornarono effettivamente in Italia, mentre 400 milioni, pur dichiarati al Fisco, rimasero a San Marino. Ma sarebbe meglio dire nei quattro principali istituti sammarinesi – Cassa di risparmio, Banca agricola commerciale, Banca di San Marino e Credito industriale (questa è al 100% di Cassa Rimini) – che si spartiscono quasi l’intera raccolta e sui quali più peserà il rientro dei capitali.
    «Per ora dello scudo sappiamo solo dai giornali – dice il segretario alle Finanze, Gabriele Gatti – ma lavoriamo da tempo per una maggior trasparenza del sistema e puntiamo a sottoscrivere velocemente l’accordo di collaborazione con l’Italia. Spero entro il mese». Ma se non ci sarà il tempo per ritentare almeno (a dicembre 2008 andò male) di entrare nella white list dei paesi virtuosi, potrebbe verificarsi il peggio. «Comunque non una crisi generale di sistema» precisa Gatti, con l’ovvio ottimismo di chi deve tenere in piedi la situazione a ogni costo. Al lavoro delle 12 banche e 59 finanziarie è infatti affidato gran parte del ricco welfare di cui godono ì 3omila sammarinesi e su cui poggia il consenso dei politici di ogni colore.
    Il mondo finanziario del Titano, assai realista se non pessimista, si chiede perché mai – dato un segreto bancario (asset indiscusso fino a ieri) sotto attacco e un sistema bancario nonparticolarmente efficiente e anche costoso – un italiano dovrebbe portar via i soldi e poi riportarli qui sul Titano.
    Intanto la Guardia di Finanza non allenta la pressione sull’Arengo, intensifica i controlli, compresi quelli sui furgoni che trasportano contanti a San Marino, via Cassa di Rimini. Un flusso tracciabile solo da un anno, perché fino al giugno 2008 le banconote di grosso taglio (500 e 200 euro .soprattutto) seguivano vie tortuose su cui indaga la Procura di Forlì. Ancora oggi, comunque, le banconote viaggiano a senso unico: dal 1° gennaio, annota la dogana di Rimini, sono saliti sul Monte banconote per 150 milioni, ma in senso contrario non si registra nemmeno un biglietto da 5 euro.
    Le Fiamme Gialle auspicano che lo scudo non si limiti alle persone fisiche, anche se le loro ipotesi («Al 50%” sono società che nascondono capitali a San Marino») e quelle del Titano («Il grosso sono persone fisiche») divergono. Ma è certo. conferma la Gdf di Rimini, che «dopo l’inchiesta di Forlì il sistema Gianos sulle operazioni sospette ha preso a funzionare: nel 2008 sono raddoppiare le segnalazioni e nel 2009 abbiamo persino sette casi anomali relativi a fiduciarie: non era mai successo finora».

    fonte lascalaw.com