CONFERENZA STAMPA PSD SULL'OPERATO DEL GOVERNO

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  • IL PSD CHIEDE UN DIBATTITO SULLA SITUAZIONE SAMMARINESE E RIAPRIRE LA TRATTATIVA PER L’ACCORDO DI COOPERAZIONE

    Conferenza stampa oggi convocata dal PSD, con la presenza del Capogruppo Claudio Felici, Fiorenzo Stolfi, alessandro Mancini.

    CLAUDIO FELICI: IL GOVERNO NON VUOLE UN DIBATTITO SULLA CRISI ECONOMICA E COME CI SI MUOVE PER CONTRASTARLA

    Il PSD fa il punto dell’attività di governo in seguito all’ufficio di presidenza appena concluso per la convocazione del consiglio Grande e generale e la disposizione dei commi.

    Il PSD si dice disponibile a collaborare, per venire fuori dalla situazione di crisi che sta colpendo la nostra economia dando il proprio contributo per superare al meglio questo momento di crisi mondiale.

    Il governo è pienamente impegnato a lavorare per risolvere il problema dell’operatività delle banche, anche se il PSD ritiene, che questo non sia il cuore del problema, perché esse devono supportare l‘economia reale e non si può tralasciare la sua operatività.

    Il paese sta recependo le direttive dall’Italia, senza ricevere porre nessuna contropartita in cambio. Crediamo che il problema vada visto in un ambito molto più ampio a partire dal tipo di rapporto bilaterale fra l’Italia e San Marino, sul quale Felici rimarca che vuole sapere dal governo come intende muoversi sulla questione dell’accordo di cooperazione partendo dall’articolo 1: la collaborazione nelle norme antiriciclaggio e tutti i riflessi legati alla procedura di ingresso nella white list e nella sostanza il contenuto dell’articolo 12 E 14 che prevede lo scambio di informazioni, che questi, non diventino un ricatto per l’imprenditore Italiano che fa economia sul Titano.

    Su questo il governo continua a non dare risposte attaccando solamente alle responsabilità del passato all‘operato di chi c‘era prima di lui.

    Casali afferma che “siamo pronti alla firma dell’accordo di cooperazione con il Ministro Frattini” e il governo non vuole discutere quali siano le condizioni?, o semplicemente cosa andiamo a firmare? Dichiara che l’accordo di cooperazione e il Moneywall sono 2 cose disgiunte e che “l’accordo di cooperazione non è la priorità” secondo Giorgetti, mostrando anche delle evidenti contraddizioni visto che in commissione esteri le 2 cose verranno discusse insieme.

    Noi vogliamo aprire un dibattito nel prossimo Consiglio, dopo avere appreso la posizione del governo che ad non ce l’ha e non sapremo cosa vuole fare in merito all’accordo di cooperazione, contro le doppie imposizioni ecc.

    STOLFI: STIMAO ACCETTANDO UNILATERALMENTE I DIKTAT DELL’ITALIA E NON VUOLE DISCUTERE DELLA QUESTIONE PIU’ IMPORTANTE

    Il governo non ha un idea di come difendersi dall’offensiva italiana e per accompagnare alle rinunce recepite senza fare valere i nostri interessi.

    Dire che non è prioritario parlare di accordo di cooperazione smentisce quanto dichiarato in campagna elettorale, quindi significa che a Roma parliamo solo di quello che interessa all’Italia e figuriamoci come potremo portare a casa dei risultati.

    Il segreto bancario non c’è più e questo ormai è evidente a tutti, tranne che al Segretario alle Finanze, e a noi sta anche bene che non ci sia nei casi del riciclaggio, terrorismo ecc. ma il problema sta nelle aziende, perché gli si pongono le condizioni per fare venire meno l’interesse della nostra Repubblica.

    Se non c’è economia non c’è più lavoro per le banche, e il governo non dice cosa vuole fare per attrarre nuovi interessi e di nuovi investitori.

    Per questi motivi l’ex Segretario agli Esteri difende l’accordo di cooperazione del 2006, che andrebbe ripreso e sviluppato per portare avanti una trattativa.

    Impedire ad un parlamento appena eletto di discutere della più grande crisi che ha colpito il mondo intero, di come si intende affrontarla, di come ci vuole porre con la vicina Italia, riteniamo una responsabilità grave di chi amministra questo paese. Crediamo logico fare quadrato e coinvolgere tutti per affrontare la situazione invece paradossalmente siamo noi che “ dobbiamo tirare la giacca” al governo ed esso, continua a fare finta di niente , nonostante tutta la società civile mostri una forte preoccupazione.

    Abbiamo una sentenza della cassazione che ci da ragione nei confronti dell’Italia e il nostro governo non ha cambiato minimamente la sua posizione, addirittura ci difendono parlamentari italiani e noi andiamo a Roma e portando a casa le direttive del governo Italiano come una qualsiasi amministrazione locale.

    Sbandierano incontri di altissimo livello e non ci dicono minimamente chi incontrano e dove.

    Riteniamo che San Marino possa diventare una risorsa anche per l’Italia, ma occorre discuterne, cosa che non stiamo facendo e se si continua con l’attuale immobilismo le aziende se ne andranno. Cosa dirà se avviene questo? Che la colpa è del passato governo?

    Vogliamo discutere di questo?

    Facciamolo se vogliamo, ma non risolve assolutamente le preoccupazioni delle imprese e delle famiglie. Noi facciamo il nostro ruolo di opposizione e intendiamo vigilare sull’operato del governo e oggi la critica forte e il non discutere dei veri problemi del paese e credo che sia anche un brutto segnale.

     

     

    MANCINI ALESSANDRO

    Il comma della nomina del presidente della Banca Centrale in Consiglio, convocato per la settimana prossima era stato inserito al comma 11 dopo le istanze d’Arengo. Si correva il rischio di non riuscire a nominarlo in questo Consiglio slittando così nella seduta fissata per il 5 Marzo.

    Abbiamo proposto, per questo di anticipare la discussione e la nomina è stata anticipata. Prendiamo atto positivamente, perché lo sblocco della questione del presidente della banca centrale si ripercuoterà positivamente sulle questioni che sono sul tavolo in questo momento.

    Abbiamo anche presentato una interpellanza sulle dimissioni dell’avvocato Fabio Massimo ( pubblicata anche sul ns sito) , persona ritenuta da tutto il mondo politico, adeguata al ruolo che ricopre.

    Non vorremmo che sia diventato incompatibile con un certo modo di pensare all’interno di Palazzo Begni.