Un episodio sconcertante ha scatenato la polemica a Conselice, nel Ravennate. Ieri un giornalista che vive sotto minaccia della ‘ndrangheta è stato allontanato da una scuola media poco prima di tenere un incontro sulla legalità con gli studenti. Il motivo è stato il suo rifiuto di firmare un controverso documento presentato dalla dirigenza. L’accaduto ha provocato la dura reazione del sindaco, delle associazioni di stampa e del mondo politico.
La vicenda ha avuto luogo ieri mattina presso l’Istituto Comprensivo di Conselice. Donato Ungaro, giornalista noto per le sue inchieste sulla criminalità organizzata, era atteso dagli studenti per un incontro. Prima dell’evento, tuttavia, gli è stato chiesto di sottoscrivere un documento che avrebbe concesso alla dirigenza scolastica la facoltà insindacabile di revocare l’incarico in qualsiasi momento e senza obbligo di motivazione. Di fronte al netto rifiuto del giornalista, ritenendo la clausola inaccettabile, l’incontro è stato annullato e Ungaro è stato invitato a lasciare l’edificio.
Immediata e ferma la presa di posizione del sindaco di Conselice, Andrea Sangiorgi, che ha definito l’accaduto sconcertante. Il primo cittadino ha giudicato la clausola iniqua e contraria a ogni logica democratica, chiedendone la rimozione. Sangiorgi ha quindi esortato la dirigente scolastica a riprogrammare l’incontro, ricordando come l’evento facesse parte di un progetto sulla legalità già approvato e finanziato dalla Regione, e sottolineando l’assurdità che un simile episodio si verifichi proprio a Conselice, noto per essere il “comune della libertà di stampa”.
Anche l’Associazione della Stampa Emilia-Romagna (Aser) è intervenuta duramente, definendo l’episodio particolarmente spiacevole. L’associazione ha evidenziato come la scuola benefici da anni di una borsa di studio intitolata a Camillo Galba, dedicata proprio alla libertà di stampa. Per questo, Aser ha chiesto che l’istituto restituisca i fondi ricevuti e ha auspicato un chiaro intervento da parte dell’Ufficio Scolastico Provinciale.
Sul caso si è espressa anche la deputata del Partito Democratico, Ouidad Bakkali, che ha parlato di un atto grave e inaccettabile. La parlamentare ha inquadrato l’episodio in un clima politico nazionale che ha definito asfissiante, citando altri presunti tentativi di censura nel mondo della scuola. La vicenda solleva ora un acceso dibattito sul rapporto tra autonomia scolastica, regolamenti interni e la tutela della libertà di espressione, specialmente su temi delicati come la lotta alla mafia.











