Conte si nasconde dietro i dati per chiudere l’Italia a metà

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  • Il premier Giuseppe Conte compare nel cortile di Palazzo Chigi alle 13.35. È accigliato. L’andatura è appesantita dalla consapevolezza di ciò che di lì a poco dovrà annunciare. Tutta Italia è sospesa. Le misure che verranno fanno paura.

    E così il premier la prende larga. Inizia a salmodiare dati, numeri, percentuali. Il quadro che traccia è allarmante. “La rapida crescita della curva epidemiologica non può lasciarci indifferenti”. E ancora: “L’indice Rt ha raggiunto la soglia critica di 1,5 ed i positivi al Covid sono 20mila”.

    E allora bisogna “soffrire un poco” e “stringere i denti” per tornare a “respirare a dicembre”. Quella maledetta curva va tenuta sotto controllo: “Il governo si è dato un obiettivo chiaro, tenere sotto controllo la cura epidemiologica per gestire la pandemia senza venirne sopraffatti”.

    Un secondo lockdown, questo Paese, “non se lo può permettere”. Conte lo scandisce a chiare lettere. La contropartita però c’è. Ed è importante. Le maglie delle misure restrittive vengono ridefinite. Lo dobbiamo accettare per “scongiurare un secondo lockdown”.

    Il timore di tanti da domani sarà realtà: “Bar, gelaterie, pasticcerie e ristoranti chiuderanno alle 18, dopodiché saranno consentite solo consegne a domicilio e asporto”. Nei locali si potranno ritrovare allo stesso tavolo “massimo quattro persone, salvo nuclei familiari più numerosi”. Palestre, piscine, centri termali, discoteche, parchi divertimento, e ancora teatri, cinema e sale da concerto chiuderanno i battenti. Resteranno invece aperti i musei. Convegni e congressi saranno consentiti solo con la modalità a distanza.

    La lista della attività congelate fino al 24 novembre continua con fiere e competizioni dello sport. Ci sarà anche un incremento del 75 per cento della didattica a distanza e dello smart working nella pubblica amministrazione, per alleggerire l’afflusso ai mezzi pubblici.

    Conte sa che le sue parole sono dardi di fuoco. Cerca di rassicurare le fasce più colpite: “Mi rendo conto dei nuovi sacrifici chiesti ad alcune categorie, non mi piace fare promesse”. Preferisce usare la parola “impegno”. Un impegno preso a nome del governo per scantonare il baratro. “Abbiamo previsto un indennizzo a beneficio di coloro che verranno penalizzati dalle nuove norme”. Si parla di “contributi da erogare a fondo perduto”, di “ristori che arriveranno direttamente sul conto corrente con bonifico bancario attraverso l’Agenzia delle entrate, un sistema già sperimentato che si è rivelato rapido ed efficace”.

    Qualcuno domanda se non teme ripercussioni e come ha accolto le sommosse che si sono registrate da Napoli a Roma. “Se fossi dall’altra parte avrei motivo di dolermi e rabbia”, ammette Conte. L’invito è a mantenere la calma ed a confidare nei ristori economici annunciati. “Quello che auspico però è di stare attenti ai gruppi antagonisti che cercano di alimentare gli scontri”. “Bisogna stare attenti alle infiltrazioni”, ribadisce. Poi un invito all’unità: “L’Italia riesce sempre a dimostrare la propria forza”. Il traguardo è dicembre e l’arrivo del vaccino: “Un Paese che è grande una volta – conclude il premier – deve essere grande sempre”.



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