Tutto orchestrato ad arte. Dietro la risoluzione di condanna a Israele per gli insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme Est ci sarebbe la longa manus di Barack Obama.
Dieci giorni prima del voto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu su, il segretario di Stato americano John Kerry e Susan Rice, consigliere per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, avrebbero, infatti, anticipato a una delegazione palestinese che non avrebbero posto il veto.
All’inizio di dicembre, secondo il documento pubblicato da Al-Youm al-Sabea, Kerry e la Rice avrebbero incontrato il segretario generale del Comitato esecutivo dell’Olp, Saeb Erekat, e Majed Faraj, capo del servizio di intelligence dell’Autorità Palestinese, e si sarebbero accordati per collaborare. Se il documento fosse autentico, rafforzerebbe le accuse di Israele all’Amministrazione Obama di aver orchestrato il voto all’Onu della scorsa settimana. Già nei giorni scorsi l’ambasciatore israeliano a Washington, Ron Dermer, aveva accusato esplicitamente la Casa Bianca di aver orchestrato l’agguato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
L’astensione degli Stati Uniti è irrituale. Non accadeva dal 1979. Il premier Benjamin Netanyahu ha da tempo pessimi rapporti con Obama, i peggiori mai intercorsi tra un primo ministro israliano e un inquilino della Casa Bianca. “Ciò che è oltraggioso è che gli Stati Uniti siano in verità dietro l’agguato”, ha tuonato Ron Dermer che intende presentare le prove delle trame di Obama alla nuova amministrazione, quella guidata da Donald Trump, che si insedierà il 20 gennaio. “E se loro vorranno condividerli con il popolo americano, non potremo che apprezzarlo”.
Intanto, in Israele, il voto sulla costruzione di centinaia di nuove abitazioni a Gerusalemme Est è stato temporaneamente fermato, pare su richiesta diretta del premier Netanyahu. E sui giornali locali c’è chi ipotizza voglia evitare uno scontro ancora più intenso con l’America. Il Giornale