Amato è senza contratto.
In totale silenzio su referendum giustizia.
Quasi più deludente di Formica.

I non più giovanissimi ricorderanno la definizione di Giuliano Amato da parte di Craxi: un professionista a contratto.
Quando Craxi divenne segretario del Psi Amato tifava per il suo avversario, Antonio Giolitti.
Poi Craxi lo prese con sé. L’uomo era, e’, di una intelligenza stupefacente. E Craxi amava circondarsi di persone intelligenti anche se l’intelligenza coincide quasi mai con la riconoscenza e la coerenza.
Si mette nel conto, anche se a volte i conti vanno oltre l’intelligenza : Amato.
Quindi, intelligenza più Craxi e nasce Amato. Sottosegretario, ministro, vice Craxi nel partito, Presidente del Consiglio.
Craxi disse ad un altro piccolo Amato come Scalfaro: per la Presidenza del Consiglio, Amato, De Michelis, Martelli. Ma non in ordine alfabetico.
Amato dopo poche settimane non rispondeva più al telefono a Craxi ma ai nemici di Craxi: Scalfari e D’Alema.
Eh, c’era la “questione morale”. Mani Pulite, Milano.
Milano.
Ma cosa stava facendo Amato quando Craxi lo impose come Presidente del Consiglio? A Tangentopoli iniziata?
Quando Craxi non poteva diventare Presidente a causa di quel che succedeva a Milano?
Che faceva Amato?
Il commissario del Psi di Milano. Avete capito bene. Cioè, il “più grande criminale politico del secolo”, invia Amato a casa sua, nella “Milano da bere”, per mettere ordine. Pensate quante cose aveva da nascondere!
Per questo non si comprese allora perché Amato diventò santo e Craxi diavolo.
Il commissario dei socialisti milanesi a Palazzo Chigi e Craxi verso Hammamet.
E moriva ad Hammamet il “diavolo” mentre il nuovo capo del suo vice faceva il Presidente del Consiglio: D’Alema.
Da vice D’Alema, nella Fondazione di D’Alema, che come si sa non viveva d’aria, il Santo fa un’altra strepitosa carriera, Presidente del Consiglio, Ministro, poi giudice costituzionale, Presidente della Corte Costituzionale. Addirittura.
Rischia di fare il Presidente della Repubblica.
Berlusconi lo preferiva a Mattarella. Ma Renzi lo fermo’ in odio a D’Alema.
Ecco, l’architetto delle grandi riforme costituzionali di Craxi non dice niente sulla giustizia. Niente. Anche quando suoi predecessori alla Consulta, Barbera e Baldassarre, mai stati socialisti ne tantomeno craxiani, con coraggio, si schierano a favore del completamento della riforma del socialista e partigiano Vassalli, fortemente voluta allora da Amato.
Che dire? Forse meglio Formica, altro craxiano intelligente sino alla perlustrazione di mondi proibiti a noi umani. Forse meglio.
Che dire. Che tristezza!
Speravo de morir prima, disse il tifoso di Totti.
O forse no.
Mi spiace solo una cosa. Una volta Craxi a Intini, che attaccava Pajetta, disse: non si attaccano i compagni anziani.
Craxi mi rimprovererebbe.
Sergio Pizzolante











