Un’indagine delicata, partita dal coraggio di una giovanissima studentessa e dalla prontezza del mondo della scuola, ha portato all’emissione di una misura cautelare restrittiva nei confronti di un uomo di 69 anni residente a San Giovanni in Marignano. L’indagato, un pensionato finito nel mirino della Procura di Rimini con l’accusa di violenza sessuale aggravata, è ora destinatario di un divieto di avvicinamento alla vittima, supportato dall’applicazione del braccialetto elettronico. La decisione è stata presa dal Gip Raffaele Deflorio il quale, pur accogliendo la gravità del quadro indiziario delineato dal pubblico ministero Davide Ercolani, ha optato per una misura meno afflittiva rispetto alla custodia in carcere inizialmente richiesta dall’accusa. Qualora l’implementazione del dispositivo di controllo a distanza non risultasse tecnicamente fattibile, per l’uomo scatteranno immediatamente gli arresti domiciliari.
L’attività investigativa, condotta dai Carabinieri di Riccione, ha permesso di ricostruire un periodo buio durato circa un anno. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, le violenze sarebbero state reiterate e consumate in diverse occasioni tra l’estate del 2023 e il giugno dello scorso anno. La svolta decisiva è arrivata proprio nel giugno 2024, quando la bambina, che all’epoca dei fatti aveva 12 anni, ha trovato la forza di rompere il silenzio confidandosi con un’insegnante e con la dirigente del suo istituto scolastico. Questo passaggio fondamentale ha attivato immediatamente il protocollo di protezione: la scuola ha informato i genitori della piccola e, di riflesso, sono state allertate le forze dell’ordine per avviare le verifiche del caso.
Il racconto della vittima è stato cristallizzato dagli inquirenti durante un’audizione protetta, svoltasi con il supporto fondamentale di una psicologa per preservare l’equilibrio emotivo della minore. In quella sede, la dodicenne ha confermato gli abusi subiti, entrando nel dettaglio di un episodio specifico a cui avrebbe assistito anche una sua compagna di classe. Gli elementi forniti dalla giovane hanno trovato riscontri puntuali nelle testimonianze raccolte dai militari dell’Arma: sia la madre della vittima che l’amica testimone hanno confermato le circostanze dei fatti, così come hanno fatto i vertici della dirigenza scolastica che per primi hanno accolto lo sfogo della studentessa.
La vicenda si avvia ora verso le fasi processuali successive, con un impianto accusatorio solido che poggia sulla sinergia tra istituzioni scolastiche e apparato investigativo. La misura del braccialetto elettronico imposta al sessantanovenne serve a garantire l’immediata tutela della vittima, assicurando che l’indagato rimanga a debita distanza dopo che per mesi, come ipotizzato dalla Procura, avrebbe approfittato della vulnerabilità della bambina.











