Cronaca. Bergamo, profanata la tomba della vittima del killer di Cervia

Emerge un nuovo, macabro capitolo nella tragica vicenda di Pamela Genini, la ventinovenne brutalmente uccisa lo scorso ottobre. Durante le operazioni di trasferimento della salma nel cimitero di Strozza, in provincia di Bergamo, è stato scoperto che il corpo della giovane è stato profanato. Ignoti hanno aperto il feretro e asportato la testa della vittima, un atto che ha spinto la Procura orobica ad aprire un nuovo fascicolo d’indagine.

La scoperta risale allo scorso lunedì 23 marzo, quando gli addetti cimiteriali si stavano occupando di spostare la bara dal loculo provvisorio alla cappella di famiglia. Alcune anomalie sulla cassa, come la presenza di silicone lungo i bordi e viti manomesse, hanno spinto i presenti a procedere con un’ispezione interna. Una volta rimosso il coperchio, è apparso chiaro che il cadavere era stato mutilato. Gli inquirenti, coordinati dal procuratore Maurizio Romanelli, ipotizzano i reati di vilipendio di cadavere e furto, che prevedono pene severe, specialmente se commessi in un luogo di sepoltura.

L’episodio riaccende i riflettori sull’efferato omicidio avvenuto il 14 ottobre 2025 a Milano, nel quartiere Gorla. Per quel delitto è attualmente detenuto Gianluca Soncin, cinquantaduenne residente a Cervia e originario del Biellese. L’uomo, che in passato era già stato coinvolto in vicende giudiziarie per aggressioni e truffe legate al commercio di auto di lusso, è accusato di aver ucciso l’ex compagna con oltre trenta coltellate sul terrazzino di casa.

Il caso del killer di Cervia

L’indagato cervese aveva perseguitato la vittima per oltre un anno, arrivando a minacciare anche la madre della ragazza. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Soncin era entrato nell’appartamento di via Iglesias utilizzando una copia delle chiavi ottenuta di nascosto. Pochi istanti prima di essere colpita, Pamela aveva inviato messaggi disperati a un conoscente, manifestando tutto il suo terrore per la presenza dell’uomo, definito totalmente fuori controllo.

Nonostante l’amico avesse cercato di tranquillizzarla confermando l’imminente arrivo delle pattuglie, la furia dell’aggressore si è consumata in pochi istanti. Quando gli agenti sono riusciti a fare irruzione nell’abitazione, abbattendo la porta, per la ventinovenne non c’era ormai più nulla da fare. Soncin, che dopo il delitto aveva inscenato un tentativo di suicidio, deve ora rispondere di omicidio aggravato da crudeltà, premeditazione e stalking.